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La prestigiosa istituzione dovrebbe spostarsi da palazzo Brancaccio all’EUR
Una nuova sede per il Museo d’Arte Orientale?
 

 


Ha destato molte preoccupazioni la recente notizia secondo cui, per ragioni di spending review, il Museo Nazionale d’Arte Orientale dovrebbe traslocare da palazzo Brancaccio in via Merulana 248, dove paga circa 800 mila euro l'anno d'affitto. La nuova sede dovrebbe essere un'ala dell'Archivio centrale dello Stato dell'Eur, che si libererà con l'acquisizione del nuovo deposito di Pomezia.
L’attuale sede del Museo è nel grande palazzo voluto dalla principessa Mary Elizabeth Bradhurst Field, la cui figlia andò sposa al principe Salvatore Brancaccio.
Mary Elizabeth aveva acquistato nel 1879 dal comune di Roma chiesa, convento, orto e giardino di Santa Maria della Purificazione ai Monti, affidando a Gaetano Koch il compito di trasformare il complesso in una dimora per la sua famiglia. Tra il 1886 e il 1890 Luca Carimini proseguì la costruzione su via Merulana in direzione di San Giovanni in Laterano, raccordando il nuovo edificio con il precedente palazzo.
Gli interni furono sfarzosamente decorati sotto la direzione del pittore romano Francesco Gai (1835-1917), accademico di San Luca e in grado di coniugare la tradizione cinquecentesca con il gusto un po’ provinciale dei committenti.
Il Museo d’Arte Orientale venne costituito nel 1957 con le raccolte acquisite attraverso una convenzione tra Ministero della Pubblica istruzione e l’attuale IsIAO, l’Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente. E’ intitolato a Giuseppe Tucci, il celebre studioso che fu tra i suoi principali promotori. Vi sono esposti, oltre ai materiali derivanti da missioni italiane nei paesi orientali, oggetti donati, scambiati o acquistati sul mercato antiquario, che coprono un arco temporale vastissimo, dal quarto millennio a. C. al XIX secolo.
Nelle sedici sale del Museo vengono esposti a rotazione circa 26 mila reperti, suddivisi in varie sezioni: Vicino e medio oriente antico, Tibet e Nepal, Cina, Arte e archeologia islamica, India e Gandhara.
Lo spazio museale ospita anche mostre, come quella in corso, “Il peso della leggerezza: sculture in carta kozo di Nobushige Akiyama”, visitabile fino all’11 gennaio 2015. Nobushige Akiyama è un artista giapponese formato alla Art and Design University di Tokyo, che ha completato la sua preparazione artistica in Italia e ha scelto Roma come sua residenza. La principale materia della sua scultura è la carta kozo, ottenuta a mano nel suo paese dalla corteccia del gelso con una complessa lavorazione e da lui utilizzata nelle forme più varie, in abbinamento con il legno, la resina, il bronzo e il marmo. Nel corso della mostra il pubblico potrà assistere dal vivo alla manifattura della carta.
 

di Annalisa Venditti
02 ottobre 2014

© Riproduzione Riservata

 


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