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Da una villa romana, l’immagine del mitico padre di Teseo L’erma di Marina San Nicola Paolo Moreno la confronta con uno dei bronzi di Riace
A Marina di S. Nicola, presso l’antico porto di Alsium, sono i resti di una grande villa romana costruita in epoca augustea (I sec.a.C. – I sec.d.C.) e occupata fino alla tarda età imperiale (IV – V sec. d.C.). Gli studiosi hanno provato ad attribuirla a diversi personaggi famosi che secondo le fonti avevano proprietà in zona, come Pompeo Magno o Marco Aurelio, ma senza risultati concreti. Della lussuosa residenza restano i portici con le colonne in mattoni rivestite di stucco bianco e alcuni ambienti le cui pareti sono rivestite da intonaci decorati con motivi floreali e riquadri centrali a figure animali. Non mancava un comodo criptoportico per passeggiare nelle ore più calde della giornata. Qui l’illuminazione era data da una serie di finestre "a gola di lupo", che, filtrando la luce solare, creavano un gradevole effetto di chiaroscuri. La posizione della villa fu scelta con cura e risulta particolarmente suggestiva: da una terrazza-belvedere si poteva godere di un’eccellente vista sul mare e sulla costa disseminata di ricche residenze. Nelle vicinanze della zona residenziale erano alcuni ambienti commerciali, magazzini con le banchine per l'attracco delle navi. In questo settore sono state rinvenute numerose anfore di produzione egea, africana, gallica e ispanica, testimonianza di una proficua attività mercantile. In un’area a giardino della villa, decorata da marmi, era posta una stupenda erma bifronte, attualmente conservata nel Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia. Fu eseguita in marmo pentelico nel II secolo d.C., all’epoca di Adriano (117-138) o di Antonino Pio (138- 161). Le due teste contrapposte che la compongono sono uguali ed unite per la nuca. Sui lati i riccioli della chioma di una faccia si incontrano quasi con quelli dell’altra. Poco al di sopra della fronte, i capelli sono trattenuti da una fascia, chiusa nella parte anteriore, che riproduce la corona in lamina d’oro, simbolo di regalità. Tre esemplari simili a questa scultura rinvenuti sull’Agorà di Atene hanno portato all’identificazione del soggetto raffigurato: Egeo, mitico padre dell’eroe Teseo. L’originale si trovava, per l’appunto, ad Atene, presso l’abitazione del retore Andocide: fu l’unico a salvarsi – nel 417 a.C. – nella famosa notte della "distruzione delle erme", quando tutti i monumenti simili vennero sfregiati con un gesto sacrilego di cui venne accusato Alcibiade. Paolo Moreno, professore di Archeologia e Storia dell’Arte greca e romana all’Università di Roma tre, ha rilevato una derivazione dell’erma di Marina San Nicola dal Bronzo A di Riace. Le due creazioni, osserva Moreno nel suo volume "La bellezza classica", hanno molti punti in comune: "lunghezza, consistenza e stratificazione della barba, l’ampia concavità tra la peluria e il labbro inferiore; la bocca semiaperta da cui appaiono gli incisivi superiori; il taglio allungato degli occhi; la partizione sulla fronte delle ciocche ondulate che dopo l’andamento orizzontale dovuto alla compressione del diadema scendono verticali dalle tempie insieme alla spettacolare caduta laterale dei boccoli; le orecchie completamente coperte; infine il graffito sinuoso dei capelli irradianti sulla calotta, dotata al contempo di ondulazioni plastiche concentriche". I caratteri stilistici dell’erma di marina San Nicola ci riportano a Fidia, che ebbe per maestro Agelada di Argo, indicato da Moreno come autore del Bronzo A di Riace. Fidia introdusse l’immagine di Egeo anche nel fregio orientale del Partenone. "Accanto agli dei assisi nella parte centrale del fregio – ricorda Moreno – si dispongono in due gruppi, l’uno di sei, l’altro di quattro, i mitici esponenti delle dieci ‘tribù’ nelle quali era distribuita la cittadinanza in età classica. In particolare, nella conversazione dei quattro sul lato destro, Egeo va riconosciuto in uno dei tre vecchi barbati dalla chioma fluente. Il personaggio corrisponde a quello dell’erma, sulle quali si concludono così le diverse ragioni dell’attribuzione". Presso le rovine della villa, si nota sulla spiaggia una singolare costruzione cilindrica: si tratta di una torretta di postazione tedesca della seconda guerra mondiale costruita utilizzando molti resti della villa, uniti con il cemento. |
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