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Nell’ex Convento dei Padri Agostiniani vasi, oreficerie e paste vitree
Il Museo Civico di Tolfa
Le risorse minerarie facevano la ricchezza della zona
 

 

di Cinzia Dal Maso

Il Museo Civico di Tolfa è sistemato nell’ex Convento dei Padri Agostiniani, presso la cinquecentesca chiesa di Santa Maria della Sughera, in largo XV marzo 1799. Il toponimo ricorda uno dei più tristi episodi della storia cittadina: nel 1799 i religiosi si erano allontanati dal convento, divenuto quartier generale dell’esercito francese. Il 15 marzo di quell’anno intorno alla chiesa, divenuta carcere, furono fucilati tre sacerdoti ed 86 soldati, che avevano consegnato le armi fidandosi delle false promesse dei francesi.
L’origine della collezione risale al 1950, quando Ottorino Morra, direttore dell'Istituto di Studi Romani, aveva costituito un Circolo di Cultura per valorizzare il patrimonio storico e culturale dell'area. Nel 1955 si iniziò a raccogliere e ordinare il materiale archeologico che veniva recuperato. Fu proprio il Circolo a sovvenzionare le prime spese. Come ricorda Angelo Stefanini, uno studioso tolfetano, “al momento della sua fondazione furono sufficienti due armadi che vennero collocati nella prima sede concessa al Circolo dall'Amministrazione presieduta dal sindaco dott. Innocenzo Moretti”.
In seguito, con il rafforzamento della vigilanza per impedire gli scavi clandestini, si giunse al recupero di numerosi reperti, cui si devono aggiungere quelli acquisiti dal 1975 al 1997 grazie alla collaborazione tra Soprintendenza e Gruppi Archeologici d'Italia nelle necropoli etrusche di Pian della Conserva e della Riserva del Ferrone.
Il Museo comprende una sezione di inquadramento topografico del territorio, con pannelli che illustrano lo sviluppo della regione dei Monti della Tolfa. Per il momento, è stata completata la sezione etrusca.
I materiali più antichi risalgono all'età del Bronzo (XIII-XII sec. a.C.) e all'età del Ferro (VIII sec. a.C.).
Nel periodo Orientalizzante (VII secolo a.C.) le testimonianze archeologiche rivelano una diretta influenza di Caere. Le risorse naturali, soprattutto minerarie, consentirono lo sviluppo di numerose comunità. Alcune sepolture monumentali, dotate di ricchi corredi, dimostrano l'esistenza di un ceto dominante. I singoli centri si svilupparono fino alla prima metà del V sec. a.C., poi iniziò una profonda crisi, risolta solo alla fine del IV sec. a.C.
Particolarmente significativi i reperti provenienti dalla necropoli etrusca di Pian dei Santi, fin dalla remota antichità una delle vie di comunicazione principali della zona.
Il sepolcreto sembrerebbe essersi sviluppato dall’Orientalizzante antico al V sec. a.C.
Particolarmente significativa è una coppa laconica priva delle anse, decorata al’interno con un cinghiale assalito da quattro cani. Al di sotto sono due pesci contrapposti, al di sopra un volatile. Sull'esterno, accanto alle anse, sono due fiori di loto.
Molto bello è anche un cratere corinzio con le anse e il collo dipinti di nero. Nella parte superiore del corpo è una fila di petali, nella parte inferiore cuspidi radiali. Su un lato sono due cervi pascenti contrapposti, mentre sull’altro si fronteggiano due guerrieri appiedati, armati di scudo, elmo e lancia. Dietro di loro si vedono due cavalieri con lancia in mano. Al di sotto del cavallo di destra è un cane, sotto gli scudi incrociati dei due guerrieri una civetta. Dietro ad entrambi i cavalieri si riconosce un uccello. Al di sotto delle anse è dipinto un cigno.
La necropoli di Poggio San Pietro si trova nella media valle del Mignone, in un'ansa del fiume, a poca distanza dalla confluenza del fosso Lenta. Una cava attiva nel periodo compreso tra le due guerre mondiali ha alterato la geomorfologia originaria. Nei pressi della necropoli furono in passato individuate tracce di un abitato etrusco e di un insediamento romano protrattosi fino ad età tardo antica. Una delle tombe è risultata solo parzialmente esplorata dagli scavatori clandestini ed ha restituito ricchi elementi di corredo. Databile all’epoca Orientalizzante, la tomba è a camera, completamente scavata nel tufo e compresa all'interno di un tumulo circolare. I personaggi sepolti dovevano essere di un certo livello sociale: conservava all'interno, oltre a numerosi vasi, anche oggetti in oro e pasta vitrea.
Il Museo è aperto il mercoledì, il venerdì, il sabato e la domenica dalle 9.00 alle 13.00. Il sabato può essere visitato anche dalle 16.00 alle 19.00. Per informazioni e prenotazioni telefonare al n. 0766.92127.

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