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Venne dalla Ionia per aprire una bottega di vasaio a Caere Il Maestro delle Idrie I suoi capolavori sono nei musei di tutto il mondo
Hanno una grossa pancia rotonda, una larga bocca svasata, due anse orizzontali e una verticale per svuotarne il contenuto: stiamo parlando delle "idrie ceretane", vasi monumentali destinati al trasporto dell’acqua nei simposi. Ne troviamo esempi al Museo Archeologico di Cerveteri, nelle raccolte di Villa Giulia, al Louvre, al Paul Getty Museum e nelle principali collezioni del mondo, ma tutti furono prodotti nell’etrusca Caere. Qui, infatti, nella seconda metà del VI secolo a.C., giunse dalla Ionia settentrionale un maestro greco-orientale e vi aprì il suo atelier per accontentare la raffinata e ricca clientela etrusca. Si suppone che l’artista provenisse più precisamente da Focea, nell’attuale Turchia, e che fosse emigrato intorno al 545 a.C., a seguito della conquista e del saccheggio della sua città da parte dei Persiani. Per penetrare un mercato dominato dalle importazioni, soprattutto greche, il maestro delle "Idrie Ceretane" si specializzò nella produzione di questo solo tipo di vaso, che decorò con scene mitologiche complesse dai colori vivaci e di sublime qualità pittorica, per le quali certo si dovette ispirare alla pittura su grande scala. Alcune di queste ceramiche hanno iscrizioni in alfabeto greco di tipo ionico. Il maestro ebbe due soli collaboratori, scelti probabilmente sul posto, la cui produzione si riconosce per un certo impoverimento della policromia e della ricchezza narrativa originale, attribuibile all’influenza dei coevi vasi attici. Una delle idrie più belle si trova al Louvre. Vi è dipinto Eracle che, dopo aver catturato Cerbero nell’Ade, lo porta a Euristeo. Il cane infernale ha un aspetto terrificante e spalanca le tre enormi bocche mostrando i denti aguzzi, ma l’Eroe, per niente impressionato, lo tiene al guinzaglio come un cagnolino. Del tutto diverso è l’atteggiamento di Euristeo che, con le braccia alzate e gli occhi spalancati per il terrore, tenta di nascondersi in un enorme vaso. Un altro esemplare del Louvre, proveniente dalla Collezione Campana, si può datare tra il 525 e il 500 a.C. E’ decorato da un combattimento tra Lapiti e Centauri, reso con eleganza e simmetria. Altri di questi autentici capolavori, provenienti dalla "tomba 546" della necropoli di Monte Abatone, si possono ammirare a Cerveteri, al secondo piano di Palazzo Ruspoli. Una è decorata sul corpo da una biga in corsa condotta da un auriga. Tra le zampe dei cavalli un quadrupede, certo un cane, avanza velocemente. Sul lato opposto è dipinta una coppia di sfingi accosciate e contrapposte, che volgono il capo verso l’esterno. La mano del "maestro delle idrie ceretane" è stata riconosciuta anche in un’altra categoria di oggetti, che non ha nulla che vedere con i vasi: i "pinakes" fittili di Caere, grandi pannelli di terracotta rossiccia dipinti con uno zoccolo a fasce verticali, un fregio figurato e un coronamento a motivi decorativi, utilizzati per rivestire le pareti di tombe nelle necropoli o di templi nella città. Alcuni frammenti di questi "pinakes", provenienti tutti dall’area cittadina, sono stati attribuiti proprio al maestro delle idrie e alla sua bottega e datati intorno al 520 a.C. L’intervento dell’artista, a quanto pare, fu richiesto proprio per l’alto prestigio raggiunto con la sua attività di vasaio, come era successo pochi anni prima nel Ceramico di Atene: un ceramografo come Exekias si impegnò nell’esecuzione di "pinakes" per ornare alcune tombe. Particolarmente bello e di notevole qualità è il frammento conservato a Berlino ("Staatliche Museen" , Antikensammlung), risalente al 530-520 a.C. Forse raffigura il ratto di Elena. Una delicata figura femminile ornata da una vistosa collana è raffigurata di profilo. Un uomo le afferra saldamente la bianca mano dalle dita affusolate. didascalia idrie: Idria ceretana al Museo di Palazzo Ruspoli didascalia idrie2: Idria ceretana al Louvre |
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