Venturini propone una moderna lettura dell’opera di Cechov
Il dramma umano di tre sorelle
di Alessandro Venditti

Chissà cosa direbbe Anton Cechov, se, per una strana magia, potesse vedere oggi un particolarissimo allestimento di una delle sue opere più famose "Le tre sorelle", per il pubblico romano fino al 25 ottobre al Teatro Flavio di Roma.

L’adattamento e la regia sono di Franco Venturini che, insieme alla sua storica compagnia, ha deciso di inaugurare con questo testo il nuovo stabile di via Crescimbeni 19, alle pendici del Colle Oppio.

Venturini offre una rilettura dell’opera in chiave moderna, incentrandola su un tema scottante del nostro contemporaneo: la maternità. Il disagio di Olga, Mascia e Irina, confinate in una periferia russa che sembra soffocarle in una noia deleteria e mortifera, è generato da un malessere più profondo e travagliato: una sterilità innescata da meccanismi perversi, intransigenti come solo il destino sa essere.

Le protagoniste sono interpretate da Federica De Vita, Chiara Conti e Bianca Maria Merluzzi. Il ritorno a Mosca, città in cui sono nate e cresciute prima del trasferimento, è il miraggio del loro cambiamento, un’attesa continua cui affidare una sequela di speranze e promesse. Ma Mosca sembra irrimediabilmente lontana, irraggiungibile, meta di un passato irrevocabile.

Sul palco si alternano così la controversa e introspettiva irrequietezza di Mascia (Federica De Vita), tormentata dai sensi di colpa e da una maternità desiderata troppo tardi e la rassegnazione di Olga (Bianca Maria Merluzzi), che ha sostituito al parto la cura dei suoi alunni e si fa madre nell’allevarli. Irina (Chiara Conti), la più giovane, a prima vista è sollevata dal peso di un problema tanto grande e a stento riesce a seguire le riflessioni delle altre due sorelle, ma forse non troverà mai l’uomo con cui partorire una nuova vita. La scena è invasa da una grande altalena, su cui sembrano posarsi a fermentare i pensieri delle protagoniste. Più avanti è una piccola gabbia, la chiusa prigione in cui si sono arrestati i loro giorni. Le attrici riescono a rendere godibile tale rilettura, alternando profondità dell’introspezione a leggerezza. Sì, leggerezza, perché in fondo le tre sorelle, da donne, sapranno trovare una soluzione a quella gabbia. E quando le porte di casa, finalmente, si aprono, gli applausi premiano la loro bravura. Ancora una volta il teatro, rileggendo un classico, fa uscire il pubblico dalla sala con interrogativi rivolti al presente.

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