Chissà
cosa direbbe Anton Cechov, se, per una strana magia, potesse vedere
oggi un particolarissimo allestimento di una delle sue opere più
famose "Le tre sorelle", per il pubblico romano fino al 25 ottobre
al Teatro Flavio di Roma.
L’adattamento e la regia sono di
Franco Venturini che, insieme alla sua storica compagnia, ha deciso
di inaugurare con questo testo il nuovo stabile di via Crescimbeni
19, alle pendici del Colle Oppio.
Venturini offre una rilettura
dell’opera in chiave moderna, incentrandola su un tema scottante del
nostro contemporaneo: la maternità. Il disagio di Olga, Mascia e
Irina, confinate in una periferia russa che sembra soffocarle in una
noia deleteria e mortifera, è generato da un malessere più profondo
e travagliato: una sterilità innescata da meccanismi perversi,
intransigenti come solo il destino sa essere.
Le protagoniste sono interpretate da
Federica De Vita, Chiara Conti e Bianca Maria Merluzzi. Il ritorno a
Mosca, città in cui sono nate e cresciute prima del trasferimento, è
il miraggio del loro cambiamento, un’attesa continua cui
affidare una sequela di speranze e promesse. Ma Mosca sembra
irrimediabilmente lontana, irraggiungibile, meta di un passato
irrevocabile.
Sul
palco si alternano così la controversa e introspettiva irrequietezza
di Mascia (Federica De Vita), tormentata dai sensi di colpa e da una
maternità desiderata troppo tardi e la rassegnazione di Olga (Bianca
Maria Merluzzi), che ha sostituito al parto la cura dei suoi alunni
e si fa madre nell’allevarli. Irina (Chiara Conti), la più giovane,
a prima vista è sollevata dal peso di un problema tanto grande e a
stento riesce a seguire le riflessioni delle altre due sorelle, ma
forse non troverà mai l’uomo con cui partorire una nuova vita. La
scena è invasa da una grande altalena, su cui sembrano posarsi a
fermentare i pensieri delle protagoniste. Più avanti è una piccola
gabbia, la chiusa prigione in cui si sono arrestati i loro giorni.
Le attrici riescono a rendere godibile tale rilettura, alternando
profondità dell’introspezione a leggerezza. Sì, leggerezza, perché
in fondo le tre sorelle, da donne, sapranno trovare una soluzione a
quella gabbia. E quando le porte di casa, finalmente, si aprono, gli
applausi premiano la loro bravura. Ancora una volta il teatro,
rileggendo un classico, fa uscire il pubblico dalla sala con
interrogativi rivolti al presente.