Può
sembrare assurdo, ma nel susseguirsi delle vicende umane è evidente
una netta distinzione tra la storia delle donne e quella degli
uomini, mai stati uguali, ma a dir poco diversi: le donne hanno
vissuto e vivono la loro femminilità molto spesso in modo non
adeguato. Il femminismo è stata la forma di identità pubblica che le
donne, prima una agguerrita minoranza poi in gruppi sempre più
estesi, si sono date fin dal 1600. Forse non tutti sanno che la
Venezia del Seicento, certamente non un "Paradiso delle donne", fu
la città in cui sorsero le prime e radicali formulazioni dell’idea
femminista, in opposizione alla tesi dell’inferiorità ontologica
della donna nei confronti dell’uomo.
I tanti contributi del pensiero
femminile per una parificazione di quei ruoli da sempre di esclusiva
competenza maschile trovano degna collocazione nel volume "Per
Filo e per Segno" di Ginevra Conti Odorisio e Fiorenza Taricone,
che da molti anni si occupano di pensiero politico e questione
femminile. "Per Filo e per Segno", una novità editoriale che
approda al grande pubblico, il prossimo 4 giugno alle ore 16,30
verrà presentato presso la sala degli Atti Parlamentari della
Biblioteca del Senato Giovanni Spadolini, in piazza della Minerva
38.
Il volume raccoglie una serie di
testi scelti di autrici e di autori che si sono occupati della
questione femminile dal Seicento alla prima metà del Novecento.
Per le due autrici, il senso di
questa antologia è "dimostrare testi alla mano che la questione
femminile non comincia con la rivoluzione francese, ma è sempre
esistita. Storicizzare vuol dire mostrare che in ogni epoca le
relazioni fra i generi sono state oggetto di analisi, dibattiti,
contestazione e la situazione che si è affermata ha prevalso perché
predominante". Da questi presupposti si rafforza la necessità di
una nuova storiografia con "il compito di infrangere la nozione
di normalità, di fissità, di inserire nella storia un profondo
dibattito che non ha investito solo i ruoli e le funzioni pubbliche
e sociali degli individui, ma le loro sfere più intime, i loro
affetti".
In
questa originale antologia è possibile visionare testi poco noti o
introvabili, alcuni tradotti per la prima volta, come la relazione
presentata al Congresso Internazionale dei diritti delle donne, a
Parigi nel 1878, da Theodore Stanton, peraltro autore di The
Woman Question in Europe. Un "figlio d’arte" di Elizabeth Cady
Stanton, redattrice con altre donne nel 1848 - in vista della
Convention di Seneca Falls - della Declaration of Sentiments
ispirata alla Dichiarazione di indipendenza americana del 1776. E
ancora testi di libere pensatrici come Jenny d’Héricourt e Juliette
Lambert che nella seconda metà dell’Ottocento risposero agli
attacchi misogini del socialista Pierre-Joseph Proudhon, oppure,
quasi del tutto sconosciuti in Italia, quelli della riformista
Charlotte Perkins Gilman, una delle prime esponenti delle scienze
sociologiche americane, nota per "La donna e l’economia sociale".
Ma il tema privilegiato è quello
dell’accesso delle donne ai diritti civili, politici e sociali, un
excursus attraverso il pensiero politico e le esperienze di donne e
di uomini che si sono occupati della questione femminile, da Mary
Wollstonecraft a Olympe de Gouges, da Salvatore Morelli a Harriet
Martineu.
L’intenzione delle autrici è di
dimostrare per filo e per segno "che la questione
femminile non comincia con la rivoluzione francese, ma è sempre
esistita".
Seguirà la Tavola Rotonda "Voci
della tradizione politica democratica", cui parteciperanno anche
numerose personalità politiche, istituzionali e culturali, come
Fausta Deshormes, direttrice onoraria della Commissione europea,
Francesco Guida preside della Facoltà di Scienze Politiche Roma Tre,
Simonetta Matone, capo di Gabinetto Ministero Pari Opportunità.
Organizzato dall’Università Roma Tre,
Dipartimento di Studi Internazionali e dal C.I.S.DO.S.S. (Centro
Internazionale per gli Studi sulle Donne nella Storia e nella
Società), l’incontro offre l’occasione, prendendo spunto dal volume
presentato, per soffermarsi a riflettere sul significato e sul
recupero delle voci della tradizione politica democratica e
sull’importanza di includere nella cultura della democrazia il tema
dell’eguaglianza e della parità tra i generi.
L’incontro è dedicato ad Anna
Maria Mammoliti, recentemente scomparsa, creatrice del Premio
Minerva assegnato a donne che rappresentano esemplari modelli
femminili per le loro capacità professionali e i valori positivi.