C’è
una Sicilia nuova da conoscere e da assaporare. E’ la Sicilia che si
sfoglia nelle pagine del primo romanzo di Vincenzo Galluzzo, "Malaluna"
(Edizioni A&B, 19 euro), da poco nelle librerie.
Nato a Porto Empedocle, ma romano
d’adozione, con più di vent’anni di esperienza come autore
televisivo Rai, Vincenzo Galluzzo arriva alla scrittura con un’opera
che racchiude dentro di sé il retaggio culturale e linguistico della
migliore letteratura siciliana, rinnovandola nella sperimentazione.
Una storia familiare di nobiltà decaduta e decadente si intreccia
alle vicende di Antonio, il protagonista di questa storia in cui il
destino spadroneggia, muovendo i personaggi come "pupi" sul
palcoscenico di una vita segnata da una incancellabile colpa
primordiale.
Tutto si svolge nella immaginaria
città di Zagarìa dove la Malaluna, una veggente che vive ai margini
della società, lancia con una funesta cantilena la sua atroce
premonizione. La superstizione, il passato che emerge
prepotentemente, il chiacchiericcio pettegolo dei paesani insieme al
forte odore delle zagare, che inebria e intontisce, sono le casse di
risonanze di un dramma in cui tutto sembra già scritto, in cui la
passione dirompe come il fuoco sulla paglia, in cui sensi non si
danno tregua, ma si snervano in una febbre continua. Malato d’amore,
dedito ai vizi e al gioco, Antonio, medico del paese, si divide trai
debiti e due donne. Di fronte a lui giganteggia la figura paterna in
un faccia a faccia continuo, spietato e dolorosissimo che nasconde
similitudini e segreti che, forse, sarebbe meglio non svelare. Alla
catena intrecciata dal male si unisce l’anello della vendetta che ha
le sembianze di una donna bellissima, ferita nel suo orgoglio di
amante. Distruttiva e rapace, sarà proprio la sua rabbia a
determinare il tragico e inevitabile epilogo.
La scrittura di Vincenzo Galluzzo
corteggia la bellezza delle parole, conosce particolarismi
descrittivi ormai inusitati e per questo preziosi, si insinua
laddove è difficile spiegare: tra sentimento e passione, tra ragione
e impulsività. L’italiano si mescola al siciliano in un mosaico
linguistico che ha il pregio di calare il lettore in un’atmosfera
altrimenti irraggiungibile, ferina e spietata, avvenente e
dolcissima, fatta di terra e sangue, di rivelazioni e falsità.