A
una ventina di giorni dalla chiusura, la mostra "Beato Angelico.
L’alba del Rinascimento" allestita nelle prestigiose sale di Palazzo
Caffarelli si è rivelata un autentico successo. Solo nei primi due
mesi ha registrato 150.000 visitatori, con una media di 2.700
ingressi giornalieri, diventando così la seconda mostra in Italia
per l’afflusso del pubblico, che ha potuto usufruire anche di un
biglietto cumulativo, comprendente la visita ai Musei Capitolini.
Curata da Alessandro Zuccari,
Giovanni Morello e Gerardo de Simone, l’esposizione – con numerose
opere mai esposte in passato - si avvale di un comitato scientifico
di altissimo profilo ed è la più grande mai dedicata a fra’ Giovanni
da Fiesole dopo la monografica a Firenze e quella Vaticana del 1955.
La mostra, che intende celebrare il
550° anniversario della morte del Beato Angelico, è sotto l’Alto
Patronato del Presidente della Repubblica Italiana ed è stata
promossa dall’Assessorato alle Politiche Culturali e della
Comunicazione, Sovraintendenza ai Beni Culturali del Comune di Roma,
il Comitato Nazionale per i 550 anni della morte del Beato Angelico
e Zètema Progetto Cultura.
Sono visibili per la prima volta in
Italia la notevole e complessa predella di Zagabria con le Stimmate
di san Francesco e l’uccisione di san Pietro martire, la
problematica Annunciazione di Dresda (riassemblata nel XVI secolo),
il pregevole frammento con San Giovanni Battista di Lipsia (forse
collegabile alla pala di San Marco). Pressoché inedite sono l’Imago
pietatis su pergamena di collezione privata torinese, eseguita dalla
bottega del maestro ma la cui storia è interessantissima; i due
raffinati laterali di trittico con i Beati e i Dannati (1430 c.),
oggi conservati in una collezione privata americana.