Il
9 febbraio del 1849 – 160 anni or sono - veniva proclamata la
Repubblica Romana, una parentesi rivoluzionaria che avrebbe avuto
vita breve e sarebbe caduta il 3 luglio sotto le bombe francesi del
generale Oudinot. Proprio in questo mese di giugno ricorre
l’anniversario dei giorni più caldi, tragici e gloriosi di
quell’avventura. Nella notte tra sabato 2 e domenica 3 l’attacco
dell’artiglieria francese prese di sorpresa gli avamposti e riuscì a
conquistare il Convento di San Pancrazio e Villa Corsini, ossia il
casino dei Quattro Venti. Alle prime luci dell’alba tutto il
Gianicolo era un campo di battaglia, raggiunto fin dalle 5 del
mattino dallo stesso Garibaldi. I combattimenti infuriavano
soprattutto intorno a Villa Corsini, riconquistata e persa dai
volontari numerose volte, come ricorda Cesare Pascarella: "S’entrava
ner portone, pe’ le scale, / Pe’ le camere, fra le baricate / De
sedie e tavolini, pe’ le sale, / A mozzichi, a spintoni, a
sciabolate, / Co’ qualunqu’arma, come se poteva, / Fra fiamme, foco,
strilli, sangue, morte, / Se cacciaveno via; se rivinceva; / Se
rivinceva; ma nun ce fu verso / De spuntalla. Fu preso pe’ tre vorte
/ De fila e pe’ tre vorte fu riperso". In quegli inutili tentativi
s’immolò tanta parte dei difensori di Roma: morirono Francesco
Daverio, il ventiduenne Enrico Dandolo, Gaetano Bonnet, Angelo
Masina. Tra i feriti Emilio Dandolo e Goffredo Mameli, colpito per
errore dalla baionetta di un bersagliere, destinato a una
lunghissima agonia per cancrena, che lo porterà alla morte il 6
luglio.
Avrebbe detto Garibaldi: "Il tre
giugno decise della sorte di Roma...Il Vascello solo si sostenne
fino all’ultimo, per la bravura di Medici e della sua gente; e
quando si abbandonò alla fine, non rimaneva di quell’esteso edifizio
che un mucchio di macerie".
Ascoltiamo
ancora i versi di Pascarella: "Nun c’era più che Medici ar
Vascello. / Er resto tutto quanto era perduto. / Nun
ce restava in piede antro che quello. / Ma ce rimase lì fino a la
fine: / Fin che er muro, li sassi, li mattoni, / Fin che le pietre
de li cornicioni / Nun staveno giù drento a le cantine. / E lì, fra
assarti, mine, contromine, / Tutti li reggimenti e li cannoni, / Fin
che nun volle lui, non furno boni / De fallo scegne’ giù da le
rovine. / Ché, dar principio che ce s’era messo, / Più loro li
francesi ce provaveno / A cacciallo, e più lui sempre lo stesso. /
Imperterrito sempre e sempre in cima / A le macerie, se lo
ritrovaveno / ‘Gni giorno sempre lì peggio de prima".
Al 13 giugno si ascrive uno degli
episodi più commoventi dell’epopea garibaldina. A Porta San
Pancrazio, mentre tenta di riparare le barricate con sacchi di
sabbia, un giovanissimo soldato viene colpito di rimbalzo da una
palla di cannone che gli spezza le reni. Un ufficiale si getta su di
lui in preda alla disperazione e gli copre il volto di baci. Il
soldato è Colomba Antonietti, che si è tagliata i capelli e veste
una divisa maschile per combattere al fianco del marito, il conte
Luigi Porzi, l’ufficiale che da quel giorno vivrà nel culto della
sposa persa così tragicamente. Garibaldi avrebbe malinconicamente
confidato nelle sue memorie: "quella donna mi ricorda la mia povera
Anita: anch’essa era sì tranquilla e sì coraggiosa in mezzo al
fuoco".
I combattimenti sarebbero ripresi più
aspri che mai il 27 e il 28 giugno. Il 29 Luciano Manara scrisse,
riferendosi ai Francesi: "Vinceranno...Ma ogni maceria sarà difesa.
Ogni rovina che copre cadaveri dei nostri è salita da altri che vi
muoiono anziché cederla. Roma in questo momento è grande, grande
come le sue memorie, come i monumenti che la ornano e che il barbaro
sta bombardando". Alle due del mattino del 30 giugno i francesi
attaccarono. Teatro degli scontri fu Villa Spada, sempre sul
Gianicolo, dove caddero tra gli altri Emilio Morosini e Luciano
Manara, spirato tra le braccia di Emilio Dandolo. Le cannonate degli
assalitori rasero al suolo Porta San Pancrazio. Alle 10 di quello
stesso giorno Mazzini riunì il consiglio della Repubblica a Palazzo
Corsini alla Lungara. La decisione presa fu dolorosa ma inevitabile:
"in nome di Dio e del popolo, l’Assemblea Costituente Romana cessa
da una difesa resa impossibile e resta al suo posto".
Dell’argomento si è parlato a Nuova
Spazio Radio (88.150 MHz), nel corso dell’Intervista possibile di
"Questa è Roma", il programma ideato e condotto dalla professoressa
Maria Pia Partisani, in studio con Livia Ventimiglia ogni mercoledì
dalle 13 alle 14 e in replica la domenica dalle 9.30 alle 10.30.