Le ricchezze dell’uomo: l’amore, l’esperienza, la dignità

“Omnia mea, mecum porto”

 

di Annalisa Venditti

“Omnia mea, mecum porto”, ovvero “tutto ciò che è mio lo porto con me”. Così dicevano gli antichi per sottolineare che la vita e le sue peripezie possono rubare averi e inestimabili ricchezze, ma non quel che davvero ti appartiene: l’amore, l’intelligenza, la dignità. Un bel monito per le generazioni a venire. E a pensarci bene basterebbe questa semplice, ma non poi così innocua frase per annientare qualsiasi tentativo pubblicitario. La società dell’avere per l’essere mal si adatta al detto latino. 

Nel bagaglio della propria esistenza la filosofia antica poneva una formidabile certezza. Nessuna burrasca o nessun temporale sarà mai tanto forte da consentire al saggio navigante di perdere ciò di cui è padrone assoluto: la propria essenza. La frase è attribuita al grande Lucio Anneo Seneca, il precettore dell’Imperatore Nerone (54-68 d.C,), autore di opere letterarie, filosofiche e probabilmente anche teatrali. Pare, tuttavia, che il motto abbia origini più antiche: ad usarlo per primo sarebbe stato il filosofo greco Diogene di Sinope (IV sec. a.C.). Originario del Ponto Eusino, visse ad Atene a Corinto ed è considerato il fondatore della scuola cinica. Tra le sue argute osservazioni: “quando un uomo deve prender moglie? Non ancora da giovane, mai da vecchio”. Sulle opportunità della vita, invece: “Quand’è ora di cenare? Quando vuole, per un uomo ricco. Per un povero, quando gli è possibile”. Ad Alessandro Magno – che pare gli avesse chiesto di esprimere un desiderio – rispose senza mezzi termini: “Che tu ti sposti dal sole, perché mi fai ombra!”.

Il detto latino verrà commentato sabato prossimo all’interno della trasmissione “Questa è Roma!”, un viaggio radiofonico attraverso le curiosità della storia antica, ideato e condotto dalle ore 11 alle 12 su Nuova Spazio Radio da Maria Pia Partisani (88.150 MHz).

 

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