L’Oratorio del SS. Sacramento e delle Cinque Piaghe

In via dei Baullari fede e tradizione

di  Antonio Venditti

La strada che da Corso Vittorio, all’altezza di Palazzo Braschi, conduce direttamente a piazza Farnese, fu aperta nel 1535, per concessione del maestro delle strade Latino Giovenale Manetti. Nel 1517 ebbe un primo ampliamento e allineamento per volontà del cardinale Alessandro Farnese, futuro Paolo III, per avere un decoroso accesso al suo palazzo. Ad una più degna sistemazione del 1530, seguirono altri lavori nella prima metà del Cinquecento. La via nel XVII sec. fu anche chiamata dei Valigiari.

Il nome dei Baullari in un primo tempo si riferiva soltanto alla strada che giunge a Campo de’ Fiori, mentre il tratto successivo fu detto, dopo la prima Guerra Mondiale, via della Marna, in ricordo della celebre battaglia, ma nel 1940 la direttrice riprese il nome attribuito dalla tradizione per i fabbricanti e venditori di bauli che qui avevano le loro botteghe, ai quali subentrarono gli ombrellari. Tra gli ultimi ad abbandonare la strada furono i Cinotti che avevano due botteghe, l’una all’angolo con il vicolo dell’Aquila, l’altra in angolo con piazza Pollarola. In un negozio vendevano gli ombrelli “in seta romana” e nell’altro le “basiliche”, i grandi ombrelli verdi usati dai contadini.

Inserito tra la quinta edilizia destra di via dei Baullari, in cui targhe con stemma ricordano l’originaria proprietà della Arciconfraternita del SS. Sacramento e Cinque Piaghe, è l’omonimo Oratorio dalla piccola facciata ottocentesca, classicheggiante e a due ordini, di cui il primo è scandito da due colonne su un alto basamento, entro le quali si apre la porta, e da altrettanti pilastri con capitelli ionici. L’ingresso è sormontato da una finestra inferriata con ai lati due pilastri rastremati in basso. Il secondo ordine, delimitato ai lati da paraste sormontate da vasi ardenti, presenta al centro una finestra centinata, inquadrata da due doppie paraste, conclusa in alto da un timpano curvo. Nell’attico sporgono quattro cariatidi in forma di angeli a tuniche lunghe; al centro è una piccola finestra con cornice a volute.

L’interno è diviso in due piani: una stretta scala porta ad una grande aula rettangolare con un altare nella parete di fondo al primo piano. Sulla parete sinistra si trova un Cristo che mostra le piaghe di fine Cinquecento.

L’Arciconfraternita del SS. Sacramento e Cinque Piaghe è la prima sorta a Roma dedicata a questo culto. Ebbe origine nel 1501 per iniziativa di quattro popolani e un sacerdote che si riunirono, col consenso del Capitolo, nella Basilica di S. Lorenzo in Damaso per onorare il SS. Sacramento, adorarne l’altare e accompagnare il Viatico che veniva portato ai moribondi al lume delle torce: “la qual cosa parea a tutti et era in Roma cosa nova e il tenevano per miracolo”.

Il loro esempio attrasse altri, tanto che il piccolo sodalizio era composto da oltre venti confratelli nel 1506, anno in cui prese ad accrescersi con il contributo dell’Agostiniano Fra’ Egidio che parlava con enfasi durante le sue prediche di questa opera di pietà.

La compagnia, malgrado l’adesione di volenterosi, non aveva una rendita che consentisse di dare un culto esteriore al SS. Sacramento. L’aiuto insperato venne dalla nobildonna spagnola Teresa Enriquez, detta per il suo fervore la “Pazza del Sacramento “, che elargì 125 ducati d’oro, otto braccia di broccato per il baldacchino processionale e molti altri arredi sacri.

L’avvio alle donazioni immobiliari al pio sodalizio risale al 1507, dovuto sempre alla Enriquez che donò la casa di Renzo Panibus nel vicolo dell’Aquila, di fronte a San Lorenzo in Damaso, a cui aggiunse un’altra abitazione nel rione Ponte.

L’erezione canonica della Confraternita fu concessa da Giulio II con Bolla del 21 agosto 1508, che, secondo quanto scritto negli statuti del 1512, dopo aver ammesso al bacio del piede tutti i confratelli, disse agli officiali: “Anchora noi vogliamo essere di questa Compagnia, et vi commando sotto pena di obedientia che, quando sarete tornati a casa, me scriviate alli libri di essa Compagnia, perché vogliamo essere dei vostri”.

Il patrimonio edilizio della Confraternita iniziò ad incrementarsi nel 1518 e nel 1533 con l’acquisto di due case nei rioni Regola e Ponte, ma la maggior parte delle acquisizione ebbe luogo tra il 1544 e il 1582 e si concentrò particolarmente nel rione Parione e nell’isolato prospiciente la chiesa di San Lorenzo in Damaso, in cui, tra il 1555 e il 1563, vennero acquisite quattro case, tre ereditate e una comprata.

La florida situazione economica raggiunta a fine secolo e l’imponente crescita del numero dei confratelli portò alla decisione nel 1592 di acquistare una nuova casa, in prossimità della chiesa di San Lorenzo, per la costruzione di un oratorio capace di accogliere tutti i confratelli. Fu scelta una casa-torre di proprietà del notaio Annibale Guerra, di fronte a palazzo Regis. I lavori iniziarono nel 1597, ma nel 1610, quando l’oratorio era officiato, l’edificio si rivelò insufficiente ad accogliere i confratelli, per cui fu necessario creare un nuovo spazio per la preghiera comune.

La necessità di restare in prossimità della chiesa di San Lorenzo e della cappella e il possesso di altre due case nello stesso isolato dell’oratorio, da questo separate da un giardino, spinse gli ufficiali della Confraternita ad acquistare nel 1613 una seconda casa dal notaio Guerra, situata nello stesso isolato e affacciata su vicolo dell’Aquila.

Il nuovo Oratorio, iniziato a costruire dal 1617 da Giovan Battista Scala, occupò due piani di quello precedente, espandendosi sul giardino e su una delle case affacciate su via dei Baullari. L’ingresso principale fu lasciato sulla piazzetta di vicolo dell’Aquila, mentre su via dei Baullari venne realizzata una facciata priva di ornamenti.

L’Oratorio fu oggetto di un importante restauro nel 1871 e ristrutturato da Luigi Tedeschi. L’ingresso fu spostato su via dei Baullari dove l’acquisto, tra il 1818 e il 1828, di diverse unità dello stesso isolato dell’Arciconfraternita, da parte di un unico enfiteuta, ha contribuito alla trasformazione del tessuto edilizio della strada, passato dalle originarie case a schiera a due grandi case in linea che riuniscono otto unità primitive.

L’Oratorio è oggi sede dell’Opera Regina Apostolorum.


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