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Castagne romane al gusto di pesce Tra le delizie che l’autunno porta in tavola ci sono le saporite castagne, ricche di amidi, di zuccheri e per questo molto nutrienti. L’albero che le produce, detto in latino "Castanea sativa" ed oggi castagno, è rinomato per il suo legno, da secoli impiegato per la realizzazione di mobili. Molto diffuso nella penisola italiana, con ogni probabilità venne importato dall’Oriente in epoca romana. Secondo il medico greco Nicandro (II sec. d.C.), l’albero prendeva il suo nome dalla città di Kastanèia, che si trovava in Tessaglia. Anche gli antichi Romani apprezzavano molto le castagne e oltre a commerciarle, le consumavano volentieri nella loro mensa. Ne abbiamo viva testimonianza da Apicio che nel suo manuale di cucina pervenuto sino ai nostri giorni le propone in un’elaborata ricetta. "Prendere una pentola nuova – scrive il cuoco imperiale - e mettervi delle castagne pulite accuratamente. Aggiungere acqua e un po’ di soda. Far cuocere. Quando le castagne sono cotte – continua Apicio - pestare in un mortaio del pepe, comino, semi di coriandro, di menta, di ruta, radice di laser e puleggio. Amalgamare e versare dell’aceto. Aggiungere miele e salsa di pesce. Mescolare altro aceto. Poi versare il tutto sopra le castagne cotte. Unire dell’olio e far bollire". Solo quando il piatto avrà ben bollito, raccomandava Apicio, "ripestare" il tutto. E "se al momento di assaggiare il piatto – sentenzia il golosone - mancasse qualche condimento, aggiungerlo. Dunque travasare e unire olio verde". La ricetta verrà presentata nel corso dell’Intervista possibile di "Questa è Roma!", la trasmissione ideata e condotta da Maria Pia Partisani, in onda ogni sabato mattina, dalle ore 11.00 alle 12.00 su Nuova Spazio Radio (88.150 MHz) |
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