Immette nello stretto vicolo Costaguti, senza alcuna uscita

Un arco salvavita nel Ghetto di Roma

Attraverso un passaggio, molti ebrei riuscirono a sottrarsi alla retata dei nazisti del 16 ottobre 1943

di Antonio Venditti

Nel cuore di quello che fu il Ghetto ebraico di Roma, si trova vicolo Costaguti, quasi una galleria nei pressi dell’omonima piazza, a cui si accede tramite un modesto arco, che immette in uno stretto cortile senza alcuna via d’uscita.

Questo modesto passaggio ebbe tale denominazione nel 1920, traendola da un altro vicolo attiguo, che, a sua volta, fu detto "In Publicolis", come del resto venne indicata per molti anni piazza Costaguti: "Piazza avanti la chiesa di Santa Maria in Publicolis", il cui antico appellativo fu "Santa Maria de publico", la cui derivazione trova una logica spiegazione nella vicinanza con la "porticus Minucia frumentaria", ossia del "frumentum publicum".

Il toponimo del vicolo e della piazza è derivato dall’omonima nobile famiglia il cui palazzo prospetta proprio su piazza Costaguti, con ingresso in piazza Mattei, di cui occupa uno degli angoli. Fu costruito verso la metà del ‘500 e appartenne a monsingnor Costanzo Patrizi, tesoriere di Paolo III (+1623), che lo fece rinnovare nel Seicento da Carlo Lombardi. Gli eredi del prelato lo cedettero nel 1624 ad Ascanio e Prospero Costaguti appartenenti a una famiglia di banchieri originaria di Rapallo, trasferitasi a Roma verso il 1585. I due fratelli furono nominati Conservatori, mentre il loro congiunto Vincenzo divenne cardinale diacono col titolo, tra gli altri, di S. Angelo in Pescheria. I Costaguti, che ebbero il feudo di Sipicciano e furono signori di Roccavecce, vennero ascritti tra i marchesi che avevano diritto al godimento "del baldacchino" e dei privilegi analoghi a quelli dei principi romani.

Vicino all’ingresso dell’Arco Costaguti è il Tempietto del Carmelo, eretto nel 1759 in onore di S. Maria del Carmine detta del Monte Libano e restaurato nel 1825 recentemente. Per un certo periodo vi furono tenute le prediche coatte agli Ebrei. Sul fregio si leggeva l’iscrizione: "Gloria Libani data est ei decor Carmeli et Saron". Il tempietto, sconsacrato, fu occupato per molti anni da un ciabattino.

In vicolo Costaguti nel XIX secolo fu aperto un passaggio ad arco che conduceva a via della Reginella, quindi fuori dal Ghetto. Da questo accesso, che venne chiuso e riaperto nel 1920, riuscirono a fuggire molti ebrei, sottraendosi alla retata nazista del 16 ottobre 1943.


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