Il piccolo strumento a corde ha dato il nome alla strada

Il Cavaliere del Liuto - Un vicolo lo ricorda

Il quartiere romano del Rinascimento, tra i tanti richiami architettonici offre anche curiosità toponomastiche

 

 

di Antonio Venditti

Lo strettissimo vicolo del Leuto è una piccola arteria, quasi nascosta, del quartiere romano del Rinascimento. Procede da via dell’Orso, seguendo un caratteristico andamento curvo, in direzione di via di Monte Brianzo dove si affaccia con un piccolo e modesto arco in laterizio, senza alcuna funzione di collegamento edilizio.

Lungo la strada sporgono davanzali, fortemente aggettanti, ravvivati dal motivo dell’onda e si nota una casa del ‘500 con portale a bugne. L’origine del toponimo del vicolo trova ispirazione in diversi riferimenti, a partire da quello secondo il quale il nome deriverebbe da qualche abile suonatore di liuto quivi residente - "Lorenzino del liuto", "Cavaliere del liuto" - oppure dall’insegna di una osteria o di un albergo detto dei Liuto ivi esistente nel XVII sec. Secondo altri la denominazione coinciderebbe con la stessa forma del vicolo, simile a quella di un liuto, chiamato con voce arcaica "leuto", strumento a corde in voga nei secoli XV e XVI.

Da via Monte Brianzo vicolo della Tinta conduce a via del Leonetto - così detta per una piccola testa di leone collocata in una casa - attraverso un sottopassaggio arcuato, costruito in laterizi, semibuio e privo di elementi architettonici degni di interesse. Secondo alcuni, molto probabilmente il vicolo deriverebbe il nome dalla presenza un tempo delle botteghe dei tintori di stoffe. Secondo altri, invece, il nome "Tinta" sarebbe una corruzione dei termine "Terento" - derivato dal latino "terere" (rodere, consumare) - con cui il luogo era chiamato anticamente, dovuto all’azione corrosiva esercitata dagli straripamenti del Tevere in questa zona.

Con lo stesso denominazione vennero indicate la vicina chiesa di S. Lucia del XVI sec. - per 116 anni sede dell’Università dei Cocchieri, mentre l’Università dei Tintori era a S. Onofrio al Gianicolo - e quella di S. Biagio, scomparsa. Una Osteria della Tenta, con la quale si indicava anche la strada, è ricordata in un documento del 1496 concernente un accordo societario che obbligava Valerio di Antonio de’ Fabi a fornire il locale e tutte le masserizie, mentre Giacomo di Lande di Bassano, l’altro socio, si impegnava a prestare la propria opera.


INDIETRO

WWW.SPECCHIOROMANO.IT - Rivista telematica di Cultura
Autorizzazione del Tribunale di Roma n. 224 / 2013 del 25 settembre 2013
Copyright 2003-2021 © Specchio Romano  - webmaster Alessandro Venditti

Contatore siti