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La festa di Anna Perenna: coppe di vino e canzonacce Il 15 marzo gli antichi romani celebravano l’inizio dell’anno religioso con la festa di Anna Perenna. Fu infatti Giulio Cesare a riformare il calendario e a stabilire che il Capodanno venisse festeggiato il 1° di gennaio. Per il giorno di Anna Perenna la popolazione si recava festante sulle rive del Tevere e uomini e donne, distesi sull’erba verde, bevevano allegramente chiedendo agli dei di poter vivere ancora tanti anni quanti le coppe di vino che riuscivano a vuotare. Secondo una versione del mito legata all’Eneide, Anna Perenna sarebbe stata la sorella della regina cartaginese Didone, morta suicida per l’amore non contraccambiato dal troiano Enea, fondatore della stirpe romana. Anna, abbandonata la sua città in seguito al fatto increscioso e dopo diverse peregrinazioni, era giunta sulle coste del Lazio. Qui aveva rincontrato Enea che, memore dei terribili fatti accaduti, aveva cercato di riscattarsi offrendole ospitalità nel suo palazzo. La permanenza della donna non era però gradita alla sposa del re, Lavinia. Timorosa delle possibili conseguenze, Anna decise di fuggire via. Errando per i campi, incontrò il dio del fiume Numicio che, amorevole, la trascinò nel suo letto. Anna si trasformò così in una ninfa delle acque. E divenne "Perenna": ovvero una presenza ciclica ed eterna della natura. Un’altra tradizione prosegue la sua storia. La ninfa Anna, ormai divenuta vecchia, venne scelta dal dio Marte come furba intermediaria per conquistare il cuore della casta Minerva. La scaltra Anna, sapendo quanto l’impresa fosse difficile, decise di usare un abile trucco. Ingannato il dio, si introdusse nel suo letto per un appuntamento notturno. Marte credé di aver finalmente conquistato Minerva, quando sul più bello Anna scostò il velo che le copriva il viso e scoppiò in una fragorosa risata. Questo spiegherebbe come mai canzonette oscene allietavano in suo onore i banchetti del 15 marzo. Il caso ha voluto che, nel 1999, durante gli scavi per la costruzione di un parcheggio interrato, all'angolo tra piazza Euclide e via Dal Monte, nel quartiere Parioli, gli operai si siano imbattuto nei resti della fontana a lei dedicata. L’area archeologica sotterranea, vicina alla via Flaminia, conserva i resti di un ninfeo rettangolare ed antiche iscrizioni che recano il suo nome. A quanto pare, l’utilizzo della struttura risale al I secolo a.C. e continuò fino al VI secolo d.C. Nella cisterna retrostante sono stati trovati, in un deposito, oggetti utilizzati per le pratiche magiche e i rituali sacri: piccole lamine in piombo recanti maledizioni, contenitori con all’interno figurine antropomorfe, un pentolone di rame e numerose monete e lucerne, oggi conservate al Museo Nazionale Romano. L’argomento è stato approfondito nel corso dell’Intervista possibile di "Questa è Roma!", la trasmissione ideata da Maria Pia Partisani, in onda ogni sabato mattina, dalle ore 11.00 alle 12.00, su Nuova Spazio Radio (88.150 MHz). |
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