Un fiore dalle antiche origini

I Romani mangiavano le rose e ne spargevano i petali

 

di Annalisa Venditti

Maggio è il mese delle rose. E lo era anche per i nostri progenitori, che alla regina dei fiori intitolarono addirittura un ciclo di festeggiamenti: i Rosalia. Le rose erano le piante decorative predilette dai Romani, che le coltivarono rigogliose nei loro giardini. Diverse qualità erano importate dalle più lontane regioni dell’Impero. Il fiore fu molto amato da Giulio Cesare e dall’imperatore Nerone, che nella Domus Aurea era solito inondare i suoi commensali di odorosi petali. Persino il questore Verre, al centro del famoso scandalo siciliano, non resistette al suo fascino e pare amasse giacere nella sua lettiga su un profumato materasso di rose. L’essenza era richiestissima per confezionare profumi e unguenti. Le rose venivano adoperate anche per aromatizzare il vino e persino in cucina. Leggiamo nel manuale del cuoco romano Apicio una curiosa ricetta: "prendere delle rose e sfogliarle. Togliere il bianco dei petali, gettarlo in un mortaio, bagnarlo con salsa di pesce e manipolare. Poi aggiungere salsa di pesce e colare il sugo. Prendere quattro cervella. Togliere loro i nervi e tritare il pepe. Bagnare con il sugo e manipolare. Poi rompere otto uova; unire vino passito e un po’ di olio. Quindi ungere bene il tegame, metterlo sulla cenere calda e gettarvi sopra il composto suddetto. Quando sia cotto cospargere di pepe in polvere e servire".

Simbolo di passione, le rose racchiudono nel loro bocciolo la triste storia di Venere e dell’infelice Adone. Punta da uno spino per soccorrere il giovinetto morente, la dea dell’Amore macchiò i candidi petali della rosa. Che da quel giorno divennero rossi.

L’argomento è stato trattato nel corso dell’Intervista possibile di "Questa è Roma!", la trasmissione ideata da Maria Pia Partisani in onda ogni sabato, dalle 11.00 alle 12.00, su Nuova Spazio Radio (88.150 MHZ).


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