L’evento prodigioso si protrasse per tre giorni consecutivi

Sotto l’Arco dei Cenci il pianto della Madonna

di Antonio Venditti

Poderosa costruzione medioevale nei pressi di via Arenula, l’Arco de’ Cenci, che dà il nome alla omonima via, è ricordato fin dal XIV secolo: unisce le facciate dei caseggiati un tempo appartenuti a questa potente famiglia romana, tristemente celebre, la cui origine forse risale alla Gens Cintia.

L’Arco, di cui si ignora l’artefice, è di buona fattura, conserva in parte l’architettura primitiva. Si presenta strutturalmente poderoso e molto ampio, con il voltone piuttosto ribassato ricoperto da travature; su una delle pareti, quasi in angolo, è un ingresso, murato, al cinquecentesco Palazzetto dei Cenci che prospetta sulla loro piazza, ornato con un’elegante incorniciatura i cui spigoli, superiormente, messo in rilievo due snelle mensole con sopra l’architrave. Sulla via de’ Cenci, l’Arco presenta un’ampia finestra con una incorniciatura lineare, mentre è decorato con una ghiera di stucco, cinquecentesca, finemente lavorata sull’ingresso opposto da cui inizia il vicolo de’ Cenci.

Da un Atto del 25 luglio 1518 del notaio Ceccarelli sappiamo che presso questo sottopassaggio esisteva una "casa santa", un monastero di "bizzoche"( terziarie francescane) con annessa una chiesetta dedicata a S. Caterina, detto anche delle "sorores S. Catherinae. . . de Arcu Cenciorum", soppresso da un Breve di Pio V del 19 gennaio 1568, perché rimasto occupato da non più di cinque o sei di loro.

Sotto l’Arco era posta un’immagine trecentesca della Madonna con Bambino, venerata poi come "Vergine del Pianto", dopo un fatto prodigioso, tramandatoci da Giacinto Gigli nel suo "Diario", avvenuto il 1546. Il 10 gennaio di quello stesso anno, al di sotto dell’affresco, due uomini si affrontarono brandendo i coltelli. Uno dei contendenti, vedendosi perduto, implorò l’avversario che "per amore della Madonna" non lo uccidesse. Toccato dall’invocazione, questi gettò il coltello e lo abbracciò, ma l’avversario proditoriamente gli conficcò il suo coltello nel cuore. Da quel momento dall’immagine della Madonna iniziarono a sgorgare le lacrime "per tre giorni" come scrisse nel XVII sec. Deseine. Nel 1792, Pietro Bombelli dava maggiori particolari sul prodigio: la sacra immagine versò lacrime "a vista di tutti quei, che, o eran vicini, o accorsero al funesto accidente. E’ punto raffermato dalla costantissima tradizione, e dagli scrittori di Roma sacra".

L’episodio suscitò commozione fra i romani tanto che l’effigie, segata dal muro, fu collocata sull’altare maggiore della vicina chiesa di S. Salvatore in Cacabariis, restaurate e abbellita nel 1612 dopo aver preso il nome di S. Maria del Pianto. L’incoronazione della sacra immagine avvenne nel 1643.


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