Tanti nomi per un solo ponte

Voluto da Lucio Cestio, venne modificato nel 1800

di Annalisa Venditti

Il ponte Cestio, che collega l'isola Tiberina alla riva destra del Tevere, in antico era lungo 48 metri ed aveva un arco ribassato, affiancato da due fornici più piccoli larghi circa 6 metri. Venne eretto da Lucio Cestio, dopo aver ricevuto nel 46 a.C. la carica di amministratore di Roma da Giulio Cesare. Con molta probabilità Lucio era il fratello del famoso Caio Cestio, cui si deve l’innalzamento della Piramide ostiense.

Quello che vediamo oggi è il risultato degli interventi subiti dalla struttura architettonica tra il 1888 e il 1892, quando vennero demoliti i due archi laterali, sostituiti da archi più ampi in grado di permettere la costruzione dei muraglioni del Tevere. Già nell’antichità il ponte venne restaurato dall’Imperatore Antonino Pio (152 d.C.). Seguì una completa ristrutturazione nel 370 ad opera di Simmaco, il prefetto di Roma. I materiali in travertino vennero prelevati dal Teatro di Marcello. Il ponte assunse, allora, il nome di "Graziano", come si chiamava l’imperatori di quel periodo.

Nel 1193 fu eseguito un nuovo restauro, ricordato da un'epigrafe incisa sul parapetto di sinistra. Altri interventi risalgono ai pontificati di Eugenio IV (1431-1447) e Innocenzo XI (1676-1689). Intorno al 1400 il ponte fu chiamato di "S. Bartolomeo", dalla chiesa omonima che si trova sull'isola Tiberina. Tra il Settecento e l'Ottocento gli fu dato il titolo di "ponte Ferrato", per le grosse catene che tenevano ancorate alla sua struttura numerose mole.

Degli antichi ponti della Capitale si continuerà a parlare all’interno di "Questa è Roma!", la trasmissione ideata da Maria Pia Partisani, in onda ogni sabato mattina, dalle 11.00 alle 12.00, su Nuova Spazio Radio (88.150 MHz).


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