La Roma del settembre 1943 rivive in una mostra fotografica

di Annalisa Venditti

Nel corso delle drammatiche giornate del settembre 1943 che seguirono all’armistizio, la Capitale, abbandonata dal Re, dal primo ministro Badoglio e da buona parte del Governo, tentava con ogni mezzo di cacciare i tedeschi. Anche comuni cittadini, tra cui molti anziani reduci della prima guerra mondiale, si armarono alla meglio per sostenere la strenua resistenza di lancieri e granatieri. Tutto fu inutile, davanti alla preponderanza degli invasori, ma la memoria di quegli avvenimenti è incancellabile e rivive oggi nella mostra "La Battaglia di Roma. 9-14 settembre 1943", organizzata presso il Museo di Roma in Trastevere, dove rimarrà fino al prossimo 13 febbraio, dall’Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma. In 63 immagini, alcune delle quali assolutamente inedite, scattate da ignoti fotografi, si documentano le fasi di quell’eroica lotta combattuta con ogni mezzo per le strade della città.

Alcune foto hanno una fondamentale importanza storica, come quelle relative alla presa di possesso, da parte dei tedeschi, del Ministero dell’Interno e dell’EIAR, come allora si chiamava la RAI. A commento e a integrazione delle foto, sono esposte le pagine dei giornali che uscirono in quei frenetici giorni, oltre ai volantini e agli annunci che il comando tedesco e le autorità italiane fecero affiggere sui muri della città.

"Molti episodi delle drammatiche giornate romane del settembre 1943 – ricorda Gianni Borgna, assessore capitolino alle Politiche culturali - non erano stati sin qui in alcun modo documentati. Si dice Porta San Paolo, ma in realtà si combatté in tanti altri punti di Roma: alla Stazione, a piazza Indipendenza, al quartiere Trieste, oltre, naturalmente, alla direttrice Laurentino – Ostiense. Ora, come per miracolo, sono riapparse, dopo più di sessanta anni, le immagini nitide di quegli episodi e altre si aggiungono alle poche finora esistenti di Porta San Paolo ed è possibile pensare che, a scattare le foto, siano stati degli italiani, presumibilmente dei collaborazionisti. Quel che è certo è che adesso hanno un volto, se non ancora un nome, personaggi e fatti che avevamo imparato a conoscere solo grazie alla penna di alcuni storici o di alcuni straordinari cronisti come Paolo Monelli, che ne fece una sorta di epopea nel suo indimenticabile ‘Roma 1943’".

"Leggere ancora una volta le pagine della storia di quei giorni; risentire il caldo afoso, l’inquietudine, l’incertezza, la paura; percorrere le meteore di un clima politico e militare con il senso della guerra perduta, ma pensare anche al sacrificio di oltre settecento soldati e civili che tentarono di riscattare nelle strade di Roma la dignità dell’Italia. Ecco, riflettere su tutto questo – spiega lo storico Lucio Villari - con l’aiuto di immagini anche inedite di straordinario valore storico, significa non soltanto recuperare memorie che svaniscono, ma soprattutto sentirsi partecipi di un momento drammatico della storia di Roma e d’Italia.


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