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Il ricordo di Giacomo Matteotti al Museo di Roma in Trastevere
Subito dopo le elezioni del 6 aprile 1924, che avevano portato il partito fascista alla guida dell’Italia, il deputato Giacomo Matteotti chiese l’annullamento delle votazioni, denunciando brogli e violenze, quindi tenne alla Camera il 30 maggio un discorso denso di accuse schiaccianti al regime. Ai compagni che si complimentavano con lui disse: "E ora preparate la mia commemorazione". Matteotti fu minacciato di morte e aggredito più volte dalle squadre fasciste, fino al 10 giugno 1924, quando alcuni sicari del regime lo sequestrarono all’uscita di casa e gli chiusero la bocca per sempre. La vita del militante socialista riformista è ora documentata dalla mostra "Giacomo Matteotti", a cura di Gianna Granati e Alfonso Isinelli della Fondazione Nenni, allestita fino al prossimo 13 febbraio presso il Museo di Roma in Trastevere (piazza S. Egidio 1) per iniziativa dell’Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma e della Fondazione Pietro Nenni. Attraverso trenta pannelli didattici, viene ricostruita la figura di una Matteotti "sconosciuto", inedito, come in gran parte inediti sono i documenti in esposizione, provenienti dagli archivi di Roma (Centrale e di Stato), da quelli di Rovigo e Ferrara e dagli archivi degli enti locali di cui il deputato è stato amministratore. Nato il 22 maggio 1885 a Fratta Polesine, a pochi chilometri da Rovigo, da Gerolamo e Isabella Garzarolo, Giacomo era il sesto di sette figli. All’età di tredici anni si iscrisse al Partito socialista. Fondò leghe contadine, cooperative, circoli socialisti e Camere del Lavoro. Giovanissimo divenne amministratore comunale e quindi assessore e sindaco in diversi comuni della provincia di Rovigo. Nel 1910 fu eletto al consiglio provinciale della stessa città. Nel 1919 divenne deputato al Parlamento, carica che ottenne nuovamente nel 1921 e nel 1924. Fu un personaggio singolare: ricco proprietario agricolo polesano, rinunciò ad un’esistenza facile e piacevole per sposare la causa dei contadini, mettendosi contro la sua stessa classe. Contrario alla prima guerra mondiale, arrivò ad invocare l’insurrezione per fermarla. Vera Modigliani, nel suo libro "Esilio", ne ricorda l’aspetto fisico: "Tutto in lui era elegante e signorile...Era in Matteotti, nella fronte, nel colorito, nei capelli un po’ grigi alle tempie qualcosa qualcosa di precocemente invecchiato forse sui libri, forse consunto dalla fiamma di una passione contenuta. Ma era giovanissimo nella figura sottile e slanciata, nell’agilità delle membra, nell’espressione del sorriso e degli occhi". L’esposizione si va ad affiancare alle altre due in corso presso la stessa sede museale di Trastevere, "la Roma del Luce" e "La Battaglia di Roma". |
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