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Nelle catacombe romane il riciclaggio del vetro
Vicini per l’eternità: marito e moglie al di là dei secoli. Oltre la vita. Dopo la morte. Con gli occhi fissi in un punto imprecisato, come a mirare un destino non ancora realizzato, due coniugi del III sec. d. C. si lasciano guardare in un vetro dorato, proveniente dal cimitero cristiano di Panfilo ed attualmente conservato al Museo Sacro Vaticano. I loro intensi sguardi risalgono a duemila anni fa e sono stati imprigionati da abili mani artigiane in una sottile sfoglia dorata, sigillata nel vetro. La donna, con i capelli divisi da una riga centrale e raccolti sulla nuca, indossa uno "scialle" annodato sul petto. L’uomo, in tunica, porta la mano destra al di fuori dell’ampio mantello. E’ solo un esempio della miriade di vetri dorati rinvenuti dagli archeologi cristiani nelle catacombe. Questi tondi trasparenti erano i fondi decorati di bicchieri rotti o di coppe frantumate, riciclati in virtù di un insolito utilizzo. Le parti superstiti di tali oggetti, creati inizialmente per un uso domestico e conviviale, venivano incastonati con la calce all’esterno dei loculi, allo scopo di decorarli e funzionare da inequivocabile segno distintivo. Come sarebbe stato possibile riconoscere, altrimenti, tra tante sepolture tutte uguali, quella del proprio caro? Al chiarore delle lucerne le trasparenze del vetro e la lucentezza dell’oro dovevano moltiplicare l’effetto visivo di quella ingegnosa e povera ornamentazione che lasciava tra i defunti un segno, tangibile e familiare, della loro vita terrena. I fondi, a volte, appartenevano a recipienti vitrei regalati in occasione di nozze o di anniversari. A rivelarlo sono anche le commoventi iscrizioni riportate al loro interno: delicati auguri di serenità, inviti alla gioia e all’aggregazione. La loro produzione – lo testimoniano i numerosi esemplari rinvenuti - doveva essere fiorente. La tecnica di realizzazione molto raffinata: sul fondo veniva posta una sottile foglia d’oro in cui era incisa la raffigurazione, mentre a freddo veniva sovrapposto un altro strato di vetro. Di frequente i fondi aurei recano i ritratti dei loro antichi proprietari, cui giunse, probabilmente in occasione di un’importante festa, il gradito regalo in vetro. In altri casi i soggetti della decorazione erano di carattere religioso. Immagini dell’Antico e del Nuovo Testamento, di Martiri e Santi potrebbero tradire la primitiva funzione liturgica dei contenitori, in un secondo momento utilizzati, nelle loro parti superstiti, per vincere l’anonimato a cui erano destinate le tombe nelle lunghe gallerie sotterranee. Alcuni studiosi non escludono persino la possibilità che le coppe e i bicchieri venissero adoperati nelle cerimonie funebri o nei pasti rituali celebrati in onore dei defunti. Successivamente sarebbero stati frantumati, avendo però cura di preservare intatti i bei fondi ornamentali, visto che la "rottura mistica" degli oggetti entrati a contatto con l’oltretomba era una pratica molto diffusa nell’antichità. |
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