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Cambiare il nome, abitudine da Papi Il primo Pontefice a cambiare il suo nome di battesimo fu Ottaviano, della famiglia romana Conti, che nel 956, all’età di 16 anni, dopo essersi eletto Papa da solo, si fece chiamare Giovanni XII. Seguendone l’esempio, tutti i suoi successori mutarono nome, e a poco a poco si radicò nel popolo una strana superstizione, secondo la quale il Papa che avesse conservato il proprio nome sarebbe morto entro l’anno. Nel 1523 ad Adriano VI succedeva Giulio dei Medici, che si sarebbe voluto chiamare Giulio III. Ma i suoi clienti, per paura di perdere anzitempo una preziosa protezione, lo costrinsero a diventare Clemente VII. Non passarono molti anni che Marcello Cervio, un giovane prelato senza superstizioni, tentò di sradicare questo pregiudizio. Eletto nel 1555, si fece chiamare Marcello II, ma, nonostante la sua robusta costituzione, morì dopo soli 25 giorni. Inutile dire che nessuno più osò imitarlo. Sembra, comunque, che siano state ben altre le cause della sua prematura fine: era dotato di virtù eccezionali che dovevano dare fastidio al mondo corrotto che lo circondava. Non volle che la sua elezione fosse salutata dal tradizionale sparo delle artiglierie di Castel Sant’Angelo, per non far sprecare denaro pubblico. Si alzava prestissimo la mattina senza servirsi di alcun domestico e si accendeva il lume da solo. Riteneva la condizione di Pontefice miserabile e piena di amarezze. Fece fondere il servizio da tavola d’oro e d’argento per farne coniare monete per l’erario pubblico. Non volle che i suoi nipoti andassero ad abitare nel Palazzo Apostolico. Aveva anche programmato di sopprimere la guardia svizzera: secondo lui, il vicario di Cristo non aveva bisogno di armi per la sua difesa e sarebbe stato meglio restare ucciso piuttosto che dare l’esempio di paura e di alterigia. |
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