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Realizzata da Pietro Lombardi, fu inaugurata il 28 ottobre 1926 La Fontana delle Anfore Il simbolo del Testaccio Per far posto al mercato, nel 1935 venne spostata dal cuore del Rione per essere collocata in piazza dell’Emporio
Il rione Testaccio, compreso tra via Marmorata, le Mura Aureliane e il Tevere, presenta una forma pressoché quadrilatera e pianeggiante, tranne nella parte dove si eleva la collinetta artificiale da cui trae il nome, formatasi per l’accumulo dei vasi di coccio dovuto alla vicinanza con "l’Emporium". Infatti, fin dagli inizi del Il secolo a. C. in questa zona sorgevano gli "horrea", i depositi dove venivano stoccate le grandi forniture di vino ed olio che giungevano a Roma lungo il Tevere. Per lungo tempo i frammenti delle anfore (testae) che contenevano olio, appositamente rotte perché era illegale usarle più di una volta, furono accatastati alle spalle del deposito, finché formarono una collinetta alta 35 metri e con una circonferenza di 850 metri, sin dal tardo Medioevo chiamata Testaccio. La nascita del Rione è da ricollegare al Piano Regolatore venticinquennale, approvato il 26 giugno 1882 dal Consiglio Comunale e tramutato in legge l’8 marzo dell’anno seguente, con il quale si prevedeva la costruzione di abitazioni popolari ai piedi del Monte Testaccio, destinate ad ospitare una popolazione operaia. Il completamento dell’opera edilizia a Testaccio avvenne tra il 1929-30 su progetto di Innocenzo Sabbatini e a cura dell’ICP. Divenne "Rione" nel 1921, cosi come stabilito dal Consiglio Comunale del 9 dicembre dello stesso anno e l’anfora fu scelta come simbolo del suo stemma. E proprio una celebrazione delle anfore del monte Testaccio si può considerare l’omonima Fontana, realizzata in seguito a un concorso vinto dal giovane architetto Pietro Lombardi e inaugurata nel cuore del rione il 28 ottobre 1926 in occasione del quarto anniversario della "Marcia su Roma". Nel 1935 la Fontana delle Anfore venne spostata a piazza dell’Emporio, dove si trova oggi, quando la piazza Testaccio divenne sede del mercato rionale. La Fontana, in travertino, presenta una pianta circolare ed è circondata da dodici colonnine su due diversi livelli. E’ divisa in quattro settori radiali da altrettante rampe concentriche, di sette gradini ciascuna, delimitati ciascuno da balaustri che si ricollegano con mensole e volute all’agglomerato verticale delle anfore, il perno dell’intera composizione, con unico zampillo centrale e vaschette laterali. Uno zampillo d’acqua confluisce nella vasca che si viene a determinare provenendo da un elemento della testata di ciascun balaustro. All’estremità di ciascuna vasca che guarda verso il centro della fontana c’è una testa di caprone e uno stemma di Roma, mentre all’estremità opposta, all’esterno, è un’anfora in rilievo con un semplice cannello da cui fuoriesce un getto d’acqua. L’intera composizione è smussata o arrotondata, a partire dalla base su cui poggia la fontana, fino alla stele di testata di ciascuna balaustra e ai morbidi angoli di innesto con il perno centrale. La Fontana, che rappresenta un momento chiave nello sviluppo stilistico del Lombardi, perché l’emblema del rione viene utilizzato come elemento ornamentale dominante, presenta una particolarità: per la prima volta sono stati uniti un grande gruppo ornamentale (le anfore nella parte superiore) con fontanelle per poter bere. Una composizione decorativo-funzionale che verrà adottata qualche anno più tardi nella fontana di piazza Mazzini. In epoche più recenti la Fontana delle Anfore ha subito una notevole contrazione dell’originaria portata d’acqua, tanto che attualmente solo le fontanelle sono in funzione con un getto molto debole, mentre il gruppo centrale e le vaschette sono completamente a secco. A seguito di questa realizzazione, al Lombardi venne assegnato l’incarico, l’anno successivo, di disegnare otto fontanelle per varie parti di Roma, tutte con decorazioni riferite agli stemmi dei Rioni o alle attività caratteristiche dei luoghi. Tra queste le fontanelle a piazza Scossacavalli, di fronte al Palazzo Torlonia, a Porta Castello, a via Margutta con maschere, cavalletti e pennelli per indicare la zona degli artisti, a ridosso del San Michele, della Pigna a piazza Venezia e delle Tiare presso il colonnato di destra in piazza S. Pietro. |
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