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In fila per la mancia quotidiana A Roma i potenti distribuivano denaro ai loro protetti "Dimmi quanti clienti hai e ti dirò chi sei", avrebbe potuto affermare un cittadino dell’antica Roma, riferendosi a quello strettissimo rapporto tra un potente e i suoi uomini fedeli, i clienti, che in cambio di una costante assistenza e di continui servigi, ricevevano la protezione e il sostegno del loro patrono. Quest’ultimo accoglieva in casa i suoi protetti e doveva aiutarli, quando necessario, con dei regali, vettovaglie sistemate in un paniere, detto sportula. Per risparmiar tempo e fatica, spesso dava loro direttamente del denaro. All’epoca dell’imperatore Traiano, la donazione pecuniaria era così diffusa che la cifra era diventata fissa da una casa all’altra: 6 sesterzi a testa al giorno. I clienti che avevano un lavoro arrotondavano con la "sportula" le loro entrate - considerando che in quel periodo occorrevano circa 55 sesterzi al giorno per condurre un’esistenza dignitosa - e correvano a riscuoterla prima di giorno, per poi dedicarsi alle proprie occupazioni. A loro volta anche i più facoltosi, dopo aver ricevuto i loro clienti, andavano a far visita a qualcuno di rango superiore. Dal momento che la potenza di un uomo si misurava dall’importanza della sua clientela, nessuno avrebbe preferito dormire, piuttosto che accogliere i suoi protetti, che venivano ricevuti non secondo l’ordine di arrivo, ma secondo il grado sociale: i pretori prima dei tribuni, i tribuni prima dei semplici cittadini e così via. Secondo Giovenale, però, quello che contava veramente in questa gerarchia era la ricchezza. Avvicinandosi al loro patrono, i clienti dovevano stare bene attenti a non chiamarlo per nome, ma a dargli il titolo di "dominus", signore, onde evitare di tornarsene a casa a mani vuote. L’argomento è stato approfondito durante "l’Intervista possibile di Questa è Roma!", la trasmissione ideata da Maria Pia Partisani in onda il sabato, dalle ore 11.00 alle 12.00, su Nuova Spazio Radio (88.150 MHz). |
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