L’arte di Walter Lazzaro in un nuovo volume

di Cinzia Dal Maso

A novant’anni dalla nascita del pittore e poeta romano Walter Lazzaro (Roma 1914-Milano 1989) un pregevole volume dell’Editoriale Giorgio Mondadori, il terzo dedicato al catalogo generale dei suoi lavori, celebra l’opera del Maestro.

In occasione della presentazione ufficiale alla stampa del libro (208 pagine, testi di Paolo Levi, Rossana Bassaglia, Paolo Marletta, Domenico Montalto, Luigi Marsiglia, Annalisa Venditti, Silvia Corsi, Adriano Corsi, Padre Fausto Sbaffoni e Wanna Allievi, tavole in bianco e nero e a colori, ricchi apparati bibliografici, euro 75,00), che raccoglie tra l’altro disegni e tele inedite dell’artista, la Galleria "Lazzaro by Corsi" di Milano ha inaugurato la mostra "Similitudini", un viaggio attraverso le diverse tecniche ed esigenze che ebbero espressione nell’artista, profondo scrutatore dei silenzi della natura e della straordinaria immanenza divina nel reale. "Capace e meditativo signore del colore – spiega Paolo Levi – Lazzaro apparteneva a quella cerchia ristretta di pittori italiani che viveva solo per l’arte della tavolozza, rivolgendosi a quell’antica professione con un orgoglio aristocratico, sempre più raro sul palcoscenico dell’arte moderna e contemporanea. Esisteva in lui la necessità di essere totalmente libero, di non avere maestri a cui guardare, e l’autonomia della sua tavolozza si rivela ricca di ritmi espressivi, di toni e controtoni che sono tipici della pittura del secolo scorso".

L’esposizione, allestita sino al prossimo 3 gennaio, affianca tele e disegni realizzati dal Maestro in periodi diversi della sua vita: un’occasione importante per entrare nel vivo di una ricerca che dagli esordi nella paesaggistica romana passò attraverso l’elaborazione dell’orrore vissuto nel campo di prigionia di Biala Podlaska, per arrivare fino al metafisico approdo nella cristallina elegia del mare. Scriveva Lazzaro, che a Roma abitò vicino Piazza Vittorio e nel quartiere Appio: "vorrei che dalla mia pittura gli altri potessero sentire un poco dell’incanto che è in me allorché ascolto i silenzi della terra e cerco di scoprire, attraverso uno o pochi elementi la voce dell’Eterno e lo spirito delle cose". Oltre alle celeberrime "marine" irrorate di sole e ai metafisici capanni calabresi scintillanti sulle spiagge, il visitatore potrà scoprire anche il Lazzaro dei seducenti nudi femminili, figure morbide e scattanti, come racchiuse in un guscio ideale, chiamate ad intonare l’elogio di una maternità latente, fonte primigenia di vita e d’amore. Non distante da quella adesione cosmica al creato è la struggente, seppur intima, tristezza che avvolge la serie dei suoi Arlecchini (1954-1979), metafora esistenziale della melanconica fine di un Carnevale, quello inesorabilmente trascorso della vita.

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