Quando l’infanzia a Roma andava “a passo di marcia”
 

di Cinzia Dal Maso

Per i meno giovani sarà certamente un viaggio nella memoria, un continuo riscoprire oggetti, sensazioni, emozioni che si credevano dimenticati o che proprio non si sarebbero mai potuti scordare, mentre per tutti gli altri costituirà l’occasione per conoscere un mondo così vicino nel tempo, ma tanto diverso da quello odierno : la mostra “A passo di marcia. L’infanzia a Roma tra le due guerre”, al Museo di Roma in Trastevere (Piazza S. Egidio, 1/b) fino al prossimo 25 aprile, dipinge un vivace quadro del mondo infantile e giovanile in un arco di tempo compreso tra la fine della prima guerra mondiale e la caduta del fascismo. In esposizione documenti originali d’epoca, pubblicazioni, libri, manifesti, fotografie, arredi, giocattoli, oggetti e materiale vario, provenienti dal Museo Storico della Didattica, da altre istituzioni pubbliche o da privati.
L’iniziativa, inoltre, propone un’attenta ricostruzione in chiave storico-sociale di quanto è avvenuto nella Capitale durante il ventennio fascista in ambito educativo, sanitario, ludico, assistenziale e politico nei confronti delle nuove generazioni e pone l’accento sulle strategie adottate, sulle iniziative prese in vari settori, sui mezzi di propaganda e di persuasione utilizzati dal Regime tra i giovani, nelle famiglie e nella scuola per raggiungere i propri obiettivi.
Realizzata dal Museo Storico della Didattica del Dipartimento di Scienze dell’Educazione – Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Roma Tre, in collaborazione con il Comune e la Provincia di Roma, la mostra ricostruisce il lungo percorso per eliminare – o almeno ridurre – l’analfabetismo in tutte le fasce della popolazione, ma contiene anche pagine tristissime come quelle riguardanti le leggi razziali e la scuola. Come scrive Manola Ida Venzo nel catalogo edito da Palombi, “non fu un caso che i primi provvedimenti decisi dal regime contro gli ebrei riguardassero la scuola. Non solo perché era imminente la riapertura dell’anno scolastico, ma soprattutto perché per il regime fascista, come per ogni totalitarismo, la scuola costituiva un veicolo primario di controllo delle coscienze e quindi un canale privilegiato di formazione del consenso”. In quegli anni i quaderni avevano sulle copertine soldati in trincea con le mitragliatrici, truppe coloniali con rossi fez e volti color cioccolata, oppure il faccione imbronciato di Mussolini circondato da una corona vegetale e affiancato dagli immancabili fasci littori.
E’ possibile visitare la mostra tutti i giorni, escluso il lunedì, dalle ore 10.00 alle 20.00 (si entra fino alle 19.00), pagando il biglietto d’ingresso al museo (intero euro 2,60 - ridotto euro 1,60). Sono previste visite guidate gratuite per le scuole su prenotazione.
L’Archivio Storico dell’Istituto Luce propone, per tutto il periodo della mostra, un percorso virtuale sul tema dell’infanzia tra le due guerre.

 

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