L’iperfuturismo di Colautti

Una "benefica" mostra di pittura al Fogolar Furlan

di Cinzia Dal Maso

Sarà inaugurata oggi, alle 17,30, presso la sede del Fogolar Furlan, in via Principessa Clotilde 1a, la mostra del pittore Piergiorgio Colautti.

Figlio di uno scultore, Colautti è nato a Roma nel 1934. Ha tenuto al sua prima personale nel 1958 alla galleria "La Scaletta". Dopo aver esposto in Francia, negli Stati Uniti, in Canadà, Germania, e Gran Bretagna, ha scoperto una nuova dimensione della sua arte, una sorta di "iperfuturismo" in cui la figura umana annega in una magica foresta di simboli e si esalta nel gioco esasperato dei colori. Attraverso la dimensione dell’uomo-macchina e grazie ad un’eccezionale padronanza della tecnica artistica, il pittore esprime una realtà spesso nascosta, riferendosi a situazioni politiche e sociali odierne. A volte è una selva di numeri a riempire gli sfondi delle tele di Colautti, quasi a coprire e soffocare gli stessi soggetti: sono quei numeri che, come dice l’Artista, riempiono, alienano e asfissiano la nostra vita. Appartengono ai cellulari, alle carte di credito, alle password dei computer. Sono codici fiscali, postali, prefissi. Quasi un incubo nell’esistenza di tutti i giorni. Nella pittura di Colautti non ci sono solo denuncia e protesta, ma anche preoccupazione e il desiderio di mettere in guardia l’uomo dai pericoli che incombono sulla sua vita.

La mostra, che resterà aperta fino al 24 maggio, è a scopo di beneficenza, in favore del "fondo di solidarietà" per i familiari dei caduti sul lavoro, dei martiri di Nassiriya e dei caduti in missioni umanitarie. E’ patrocinata dall’Associazione Europea Mutilati Invalidi del Lavoro, con la collaborazione di Adriano Degano, presidente del Fogolar Furlan.

La mostra è seguita e curata da Giovanni Meloni.

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