L’antica Sant’Agnese in un libro dell’Electa

di Cinzia Dal Maso

Presso il Mausoleo di Santa Costanza, sulla Nomentana, si innalzano dei poderosi ruderi immersi nel verde: è ciò che resta della basilica paleocristiana di Sant’Agnese fuori le mura, appartenente ad una classe di monumenti solo da pochi anni studiata a fondo, quella delle basiliche "circiformi", ossia con le navate laterali che girano intorno a quella centrale, richiamando, così, la forma di un circo. Sorte nell’immediato suburbio di Roma, vennero costruite nella prima metà del IV secolo per volontà dell’imperatore Costantino (306-337) o di personaggi della sua famiglia. Si trovavano tutte nelle immediate vicinanze di catacombe in cui fossero deposti martiri. I pavimenti di queste basiliche erano disseminati di sepolture, certo di fedeli che volevano riposare il più vicino possibile a una tomba venerata.

Il monumento è analizzato nei minimi particolari in un volume curato da Marina Magnani Cianetti e Carlo Pavolini, "La basilica costantiniana di Sant’Agnese" (Mondadori Electa, 176 pagg., 170 illustrazioni, 35 euro), in cui è raccolta una serie di contributi dedicati alle scoperte, agli studi e ai restauri più recenti che lo hanno interessato.

Gli interventi raccolti nel libro si concentrano sulla Basilica del IV secolo e sul suo carattere funerario, con alcune digressioni sulle novità emerse su Santa Costanza e un approfondimento riservato alle origini e alla storia medievale del convento.
I contributi degli studiosi coinvolti nella pregevole iniziativa editoriale hanno portato a significative conferme e precisazioni al patrimonio di conoscenze che sulla chiesa costantiniana di Sant’Agnese si erano consolidate nel tempo, oltre ad alcuni elementi di decisa novità.

Particolare rilievo viene dato alla sperimentazione di tecniche di indagine avanzate e non distruttive utilizzate durante i lavori di scavo e restauro, come il Georadar, le cui acquisizioni potranno, in futuro, fornire le linee-guida di un’estensione dello scavo archeologico all’intera area della chiesa.

Dal punto di vista del restauro, il monumento ha posto quesiti stimolanti, rispetto ai quali è stato necessario operare scelte differenziate dettate, caso per caso, dalla lettura di una compagine muraria resa così disomogenea dalle alterazioni del passato.

"Ciò che vogliamo presentare con questo volume – precisano Cianetti e Pavolini – è uno ‘stato di fatto’, che si qualifica chiaramente come un punto di partenza e non di arrivo: sul piano archeologico, perché la ricerca ha per ora rivelato solo un frammento delle preesistenze; sul piano architettonico, perché la conservazione del bene sarà possibile solo mediante una rigorosa e continua manutenzione; infine sul piano ambientale, dove sarà necessario rimuovere gli usi impropri che assediano da vicino le grandi fabbriche tardoantiche di Sant’Agnese e Santa Costanza".

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