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Le origini del pangiallo Un dolce simile nel manuale di Apicio
Tra le prelibatezze che la cucina tradizionale romana annovera per le Feste c’è il "pangiallo": un dolce lievitato e cotto al forno, dall’inconfondibile forma di piccola pagnotta. Alla base dell’impasto sono la farina, la frutta secca e il miele. La ricetta ha sicuramente origini antiche. Difficile infatti non notarne la somiglianza con una riportata nel famoso manuale gastronomico di Apicio, celebre cuoco della Roma imperiale. In un capitolo della sua raccolta culinaria dedicato ai dolci "facilmente realizzabili in casa" lo chef di duemila anni fa consigliava: "mescola nel miele pepato del vino puro, uva passita e della ruta. Unisci a questi ingredienti pinoli, noci e farina d’orzo. Aggiungi le noci raccolte nella città di Avella, tostate e sminuzzate, poi servi in tavola". Nel corso dei secoli la memoria di questo antico dessert non ha cessato di mantenersi viva, tramutando quello che all’epoca dei romani si presentava come un impasto morbido in una vera e proprio forma da cuocere: per l’appunto il gustoso "pangiallo" romano. La ricetta di Apicio verrà presentata nel corso dell’Intervista possibile di "Questa è Roma!", la trasmissione ideata e condotta da Maria Pia Partisani, in onda ogni sabato mattina, dalle 11.00 alle 12.00, su Nuova Spazio Radio (88.150 MHz). |
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