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La magia dei “suoni” della Campagna romana L’Assessorato regionale alla Cultura promuove un volume curato da Roberta Tucci
L’agro intorno a Roma ha suscitato per secoli l’interesse di letterati, visitatori e pittori, che l’hanno percorso in lungo e in largo, ricevendone vive impressioni, tradotte in appassionate pagine di viaggio o in ispirate opere d’arte: un materiale ricco, denso di riferimenti, a cui Roberta Tucci, avvalendosi anche dei contributi di numerosi esperti, ha potuto attingere per scrivere una storia nuova e diversa dell’area, nel libro finanziato dall’Assessorato alla Cultura, Spettacolo, Sport e Turismo della Regione Lazio, “I ‘suoni’ della Campagna romana. Per una ricostruzione del paesaggio sonoro di un territorio del Lazio” (Rubbettino editore, 282 pagg., con numerose illustrazioni in b/n e a colori e un cd musicale, 62 euro). Oltre alla trasmissione orale dei saperi musicali, “ritmi di lavoro, gridi, richiami, fischi, campanacci, sono tutti elementi che sonorizzano un territorio, contribuendo alla definizione generale dei suoi caratteri”, ha spiegato Roberta Tucci nella prefazione al volume. La studiosa ha posto la sua attenzione sui suoni “prodotti dalle genti che hanno popolato l’anello di terra intorno alla Capitale, dai monti della Tolfa fino alla foce del fiume Astura, prima dei grandi mutamenti sociali e urbanistici del secondo dopoguerra: genti in parte afferenti ai rari e isolati centri urbani, ma prevalentemente legate ai lavori stagionali connessi all’agricoltura e all’allevamento del bestiame, provenienti da diverse aree laziali ed extralaziali, ciascuna dotata di propri, distinti, tratti culturali”. La pubblicazione, secondo quanto ha ricordato l’assessore Luigi Ciaramelletti, si inserisce nel quadro di un particolare momento storico che vede affidato sempre di più alle Regioni il compito di valorizzare i propri beni culturali. “Valorizzazione – ha continuato Ciaramelletti – che si realizza principalmente con il recupero della memoria storica del nostro territorio, della consapevolezza di quanto si possiede: ovvero la coscienza delle nostre radici, del nostro passato, del nostro immenso patrimonio culturale ed ambientale”. La curatrice del volume, nell’attraversare il magico mondo di un paesaggio sonoro fatto di silenzio rumore e musica, si sofferma sulle sue forme e i suoi contesti: il lavoro, la festa, il rito, il gioco, l’espressività poetico-musicale, la danza e gli strumenti musicali. Questi ultimi evocano atmosfere spesso dimenticate, l’incanto di un mondo contadino ormai soffocato dal progresso, dal traffico e dalla cementificazione: non solo le zampogne e i flauti dei pifferari e dei pastori e i tamburelli delle ragazze, ma anche i campanacci di pecore, capre, vacche, buoi e bufali. Il cd allegato al volume contiene 30 brani musicali registrati tra il 1948 e il 2000 e tratti dai materiali sonori di archivi pubblici e privati, documenti preziosi per la conoscenza della “fonosfera” della Campagna romana. |
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