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La Quaresima dei primi cristiani:
addio alla carne e ai suoi piaceri

di
Annalisa Venditti
Il diario di viaggio di Egeria, una
pellegrina spagnola che tra il 381 ed il 384 si recò nei luoghi santi della
Palestina, ci ha lasciato una dettagliata descrizione delle celebrazioni
pasquali nei primi anni della Chiesa. I suoi appunti, compilati come una vera e
propria cronaca, sono il primo resoconto completo in cui il ciclo pasquale
compare strutturato in Quaresima, Settimana Santa, Ottava di Pasqua (ossia gli
otto giorni che seguono la Resurrezione), Ascensione (il quarantesimo giorno
dopo la Pasqua) e Pentecoste (i cinquanta giorni successivi).
La Quaresima, periodo di preparazione e digiuno che i fedeli osservavano in
memoria dello stesso tempo in cui Cristo era stato nel deserto, precedeva la
celebrazione pasquale. In occidente si protraeva per quaranta giorni. A
Gerusalemme, invece, era più lungo: venivano, infatti, esclusi dal computo sia
il sabato che la domenica, giorni in cui non era permesso digiunare.
All’astinenza, diversificata secondo i contesti e la volontà dei singoli, si
univa la preghiera comunitaria e liturgica.
Sappiamo che ai primi cristiani era vietato consumare la carne ed alimenti di
natura animale come le uova e i latticini. Il digiuno comprendeva anche
l'astinenza dal vino. Lo testimoniano gli scritti di S. Cirillo di Gerusalemme,
S. Basilio, S. Giovanni Crisostomo e Teofilo d'Alessandria. Ma non tutti
riuscivano a sopportare le “torture” della penitenza. E, spesso, ci si poteva
smarrire sulla via della santità. Anche se si era animati da un fervido
sentimento religioso. Un fatto piuttosto curioso è quello che tra la metà del IV
e gli inizi del V secolo vide come illustre protagonista il pastore Massimo di
Torino. Esasperato dalla diffusa e ai suoi occhi deprecabile abitudine di non
rispettare il digiuno, così rimproverava quanti, ed erano molti, non lo
osservavano: “è vergognoso dirlo, ma i vecchi e le vecchiette fanno la
quaresima, mentre i giovani e ricchi non la fanno!”. Il periodo di penitenza,
tutto sommato, rendeva anche più buoni. Così gli imperatori Graziano e Teodosio,
in vena di gesti misericordiosi, promossero nel 380 una legge che prevedeva
durante questo periodo la sospensione di tutti gli atti giudiziari. Era una
forma di indulgenza sociale, introdotta anche da Valentiniano II (375-392) con
il rilascio di detenuti. Potremmo definirla una sorta di “pulizia” pasquale
delle carceri. Dal canto suo, Sant’Agostino (354-430) invitava i cristiani non
solo al digiuno alimentare, ma soprattutto ad evitare liti e contese, a
praticare l’elemosina e la sospensione dei piaceri coniugali. Insomma, se
penitenza doveva essere, che lo fosse “in” e “per” tutti i sensi.
La liturgia pasquale nei primi anni della Chiesa sarà ulteriormente approfondita
nel corso dell’Intervista possibile di «Questa è Roma!», la trasmissione ideata
da Maria Pia Partisani, in diretta ogni sabato mattina su Nuova Spazio Radio
(88.150), dalle 9.30 alle 11.00.
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