Festa di Pasqua: scopriamo le origini

di Annalisa Venditti

La parola Pasqua deriva dall’aramaico “paschà” e dall’ebraico “pesach”. Nell’antico Testamento sta ad indicare il rito che si svolgeva in occasione del primo plenilunio di primavera e l’agnello che durante questa festa veniva immolato. Il suo significato doveva essere legato anche alla danza, ossia al saltare rituale che veniva effettuato all’interno della celebrazione. Questo perché in coincidenza con una festa primaverile - riportano le antiche scritture - Jahve “saltò oltre” e risparmiò le case israelitiche segnate dal sangue dell’agnello sacrificato.
E’ evidente che la Pasqua giudaica, all’inizio, si presentava dunque come una festa nomade di primavera, collegata alla transumanza dei pastori della terra di Canaan. A questa prima concezione ben presto se ne aggiunse una seconda, la più nota: la Pasqua come celebrazione dell’Esodo degli ebrei dall’Egitto. Ovvero, la liberazione del popolo di Israele dalla schiavitù del Faraone, avvenuta - secondo alcuni - alla mezzanotte del 14° giorno del mese di Nissan del 1445 a. C.
Gesù morì in occasione di una Pasqua giudaica e ciò, naturalmente, influì su quella che sarebbe poi diventata la tradizione pasquale cristiana. Alla base di tale processo è la lettura dell’Antico Testamento come prefigurazione del Nuovo. Il Concilio ecumenico di Nicea del 325 impose a tutte le Chiese di celebrare la Pasqua di Resurrezione la prima domenica dopo la prima luna piena che segue l’equinozio di primavera (21 marzo). E’ questo il motivo per cui la Pasqua cristiana è una festa “mobile”, “alta” o “bassa” a secondo degli anni.
Alle antiche celebrazioni pasquali nei primi secoli della Chiesa verrà dedicato un approfondimento nel corso dell’Intervista possibile di “Questa è Roma!”, la trasmissione ideata da Maria Pia Partisani, in diretta ogni sabato mattina, dalle 9.30 alle 11.00, su Nuova Spazio Radio (88.150).

 

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