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Il Castello a presidio del Tevere Capolavoro di ingegneria militare realizzato dal pontefice Giulio II
Il nucleo iniziale del Castello di Ostia Antica si deve a Martino V Colonna, che aveva costruito nel Borgo un grande torrione affacciato sul Tevere e circondato da fossato, attualmente inglobato nel mastio della Rocca. Giuliano della Rovere, il futuro papa Giulio II, appena divenuto vescovo di Ostia, nel 1483, iniziò la costruzione della Rocca, capolavoro di ingegneria militare, in cui matematica, geometria e balistica crearono un sistema di difesa che teneva conto della recente adozione delle armi da fuoco. Il progetto venne realizzato, con tutta probabilità, dal fiorentino Baccio Pontelli. Fu ricavato un nuovo fossato, più grande di quello di Martino V, pavimentato con mattoni disposti a spina pesce, che veniva allagato solo in caso di necessità, mediante un sistema di chiuse. La Rocca ha una pianta triangolare, condizionata sia dalla preesistenza del Borgo che dall’ansa del Tevere, con due torrioni rotondi e un bastione poligonale. Il muro perimetrale è a scarpa, ossia svasato, per allontanare eventuali proiettili ed è coronato da uno sporto su beccatelli e a merli. All’interno, lungo tutto il muro, si susseguono le casamatte, piccoli ambienti per ospitare i soldati di stanza nella fortificazione. Gli spalti sono collegati al piano terreno da una scala a chiocciola, lungo la quale si aprono ambienti con camino, forse riservati agli ufficiali. Entrando nella rocca attraverso il ponte levatoio, si incontra subito il rivellino, una specie di fortino a sé stante rivolto dalla parte del borgo, perciò non cannoneggiabile da eventuali invasori, ma un’ulteriore difesa alla porta di accesso. Un pozzo assicurava l’approvvigionamento idrico anche in caso di assedio. Il castello è dominato dal mastio, alto 24 metri e con un diametro di 15, adatto anche ad una funzione di vedetta sul fiume, posto al centro di un bastione poligonale. Almeno in un primo tempo, castellano e corte papale dovevano alloggiare nel mastio, dotato persino di un bagno, con una profonda vasca e due file di gradoni su cui sedere. Con la deviazione del corso del fiume (1557), il Castello perse la sua funzione di presidio del Tevere ed iniziò rapidamente la sua decadenza. Nel XVIII secolo fu affittato ad alcune famiglie del luogo come fienile. Nell’Ottocento fu adibito come "asilo ai condannati addetti allo scavo e ai soldati che facevano loro la guardia". Pio IX (1846-78), infatti, si avvalse dell’uso dei forzati per riportare in luce le rovine di Ostia Antica. Intorno alla metà del XIX secolo lo stesso pontefice fece restaurare il castello, per sistemarvi un Antiquarium con i materiali rinvenuti negli scavi, in seguito trasferiti nel Casone del Sale. Tra il 1940 e il 1945 Italo Gismondi iniziò un radicale restauro per ripristinare le strutture cinquecentesche. Dopo ulteriori restauri, attualmente il castello è aperto e parzialmente visitabile. |
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