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E’ attribuita a Michelangelo la maestosa Tor San Michele
A Ostia Ponente, percorrendo via degli Atlantici, una piccola strada solitaria e polverosa, ecco apparire all’improvviso, nel mezzo di una vasta area recintata, un vero gioiello di architettura militare del ‘500. E’ Tor San Michele, opera attribuita a Michelangelo, un mastio che a distanza di secoli si mostra ancora solenne, maestoso e al tempo stesso elegante per le linee pure, funzionali e imponenti. Dal 1570, a seguito dello spostamento del corso del Tevere e dell’interramento del lido di circa 1000 metri, assunse la funzione difensiva, fino allora mantenuta dal Castello di Giulio II (1503-1513), di salvaguardia della navigazione marittima sul Tirreno dalle scorrerie dei pirati barbareschi e di tutela delle mercanzie. La costruzione era stata sollecitata da Martino D’Ajala, console dei marinai e dei mercanti di Roma, che prospettò a Pio IV (1559-1565) la necessità di proteggere il litorale laziale con una catena di quindici torri che avessero come nucleo, a difesa della foce del Tevere, proprio un torrione maestro. Così nell’ottobre del 1567, sotto Pio V (1566-1572) iniziarono i lavori. L’esecuzione del progetto, di cui esisteva uno schizzo andato perduto e attribuibile alla mano di Michelangelo, fu affidato, sei anni dopo la morte del Buonarroti, a Nanni di Baccio Bigio, mentre Martino D’Ajala sovrintese alla direzione dei lavori, preoccupandosi che venisse fedelmente realizzato il disegno del Maestro. La torre, a pianta ottagonale di dodici metri per lato, impostata su di un solido basamento, è alta diciotto metri e si sviluppa su tre piani delimitati da cordoni in travertino, di cui i primi due a doppia cordonatura. Il Mastio, terminato nel 1570, appariva come una massa compatta laterizia priva di qualsiasi apertura esterna, se si eccettua la porta, rialzata quattro metri da terra, cui si accedeva solo tramite una scala volante o un ponte levatoio. All’interno i vani sotterranei, otto camerini con volta a crociera, erano probabilmente adibiti al deposito di munizioni ed alla reclusione di prigionieri. All’ingresso si trovavano il posto di guardia e otto alloggiamenti, mentre al primo piano le camere del castellano e dei comandanti. Caratteristica della Torre, che ricorda il Mastio di Civitavecchia di Michelangelo, dal quale si distingue per le diverse tecniche difensive impiegate, fu di essere superiormente, nella piazza d’armi, del tutto casamattata. Era una straordinaria innovazione: eventuali proiettili con traiettoria orizzontale, neutralizzati dalle strutture murarie verticali, erano definitivamente allontanati grazie alla scarpata, mentre quelli curvi, incendiari o esplosivi, venivano convogliati dalla copertura inclinata verso l’interno, nel fondo del pozzo, dove il livello dell’acqua era mantenuto costante mediante canali costruiti per assicurare anche l’approvvigionamento idrico necessario alla guarnigione. Il monumento, unico nel suo genere, non è purtroppo visitabile.
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