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Il progetto promosso dai Ministeri delle Infrastrutture e della Cultura Diverranno parco archeologico i porti di Claudio e Traiano Chiamati a partecipare allo studio della suggestiva area anche i Comuni di Roma, di Fiumicino, la Provincia e la Regione Lazio
Con il progetto presentato dai ministri delle Infrastrutture Pietro Lunardi e della Cultura Giuliano Urbani, per il grande parco archeologico - naturalistico nell'area dei porti imperiali di Claudio e Traiano, si apre un nuovo capitolo per la valorizzazione di un’area di importanza eccezionale. I due Ministeri hanno deciso di impegnarsi in uno studio del territorio che coinvolge anche Provincia di Roma, Regione Lazio, i comuni di Roma e Fiumicino e che prevede la realizzazione, al di sotto dell’area archeologica, di una strada a doppio senso per collegare Roma e Fiumicino. Il progetto è ancora in fase preliminare e costi e tempi sono da definire. Gli esami sul territorio sono stati completati e l’Anas dovrebbe produrli alla conferenza dei servizi, prevista tra settembre e ottobre. La vicinanza del parco all’aeroporto, poi, potrà facilitare la fruizione da parte dei turisti di quella che può essere considerata la più grande struttura portuale romana della regione mediterranea, un esempio grandioso e innovativo per quanto riguarda l’impiego di soluzioni tecniche connesse al trasporto ed al commercio marittimo. La sua storia inizia nel primo secolo dell’Impero, quando si comprese che l’insicuro e modesto porto fluviale di Ostia non poteva essere più sufficiente all’approvvigionamento di una città come Roma, che aveva raggiunto quasi un milione di abitanti. Già Cesare ed Augusto avevano pensato ad un grande porto artificiale sul litorale ostiense, ma avevano dovuto accantonare l’idea per difficoltà tecniche, e soprattutto per il pericolo di insabbiamento causato dalla vicinanza alla foce del Tevere. Fu l’imperatore Claudio (41-54), dopo l’ennesima carestia di grano, a prendere il coraggio a due mani e a dare inizio a quello che sarebbe divenuto il più grande porto artificiale romano, poco a nord della foce tiberina. Si trattava di un bacino realizzato per la maggior parte sulla terraferma con ingenti scavi e prolungato sul mare con lunghi moli. Il bacino, con fondale sabbioso, aveva un pescaggio di circa 5 metri, che permetteva l’ancoraggio di grandi navi da carico. Un ampio canale, detto più tardi "Fossa Traiana", per le modifiche apportate da questo Imperatore, collegava il porto con il Tevere e serviva per la regolazione delle acque e per il loro smistamento. Nel bacino di Claudio era racchiuso uno specchio d’acqua di circa 900 mila metri quadrati di superficie, mentre le banchine dovevano sviluppare nel loro insieme 2.500 metri, permettendo l’ormeggio di oltre 300 navi per fila. I moli a tenaglia - costituiti da enormi blocchi di travertino, ciascuno pesante in media 6 o 7 tonnellate - erano divisi da un’apertura di oltre 200 metri, l’imboccatura del porto, al cui centro sorgeva il faro, a tre o forse quattro piani. Questo capolavoro di ingegneria, punto di riferimento per i marinai che, dopo un lungo e pericoloso viaggio, ne vedevano la luce in lontananza, poggiava su una specie di isola artificiale creata con l’affondamento della carcassa di una nave. Era, tuttavia, un’imbarcazione veramente particolare, le cui dimensioni suscitano ancor oggi meraviglia, costruita per consentire a Caligola di trasportare dall’Egitto l’obelisco vaticano, la, cui parte superiore si trova oggi in piazza San Pietro. Plinio riferisce che questa nave era. stata costruita con un legno d’abete speciale, aveva un carico di zavorra di 800 tonnellate e ci volevano quattro uomini robusti per riuscire ad abbracciare il suo albero maestro. Sul luogo del faro oggi sorge l’aeroporto di Fiumicino, ma i rilievi effettuati hanno permesso di stabilire che la nave era lunga 104 metri e larga 20,30; era dotata di sei ponti e doveva avere un equipaggio di circa 700 - 800 uomini. Dopo essere stata ridotta alla sola carcassa, fu riempita di materiali vari e fatta colare a picco accanto al molo: di sinistra, dove la profondità raggiungeva circa 7 metri. A questo punto, un grande numero di carpentieri e muratori costruì all’interno ed all’esterno le casseforme, riempite di calcestruzzo e pozzolana, per legare le strutture lignee e fare da base al faro. I lavori per il porto di Claudio durarono quasi 12 anni, fin dopo la morte dell’Imperatore, avvenuta nel 54 d.C. L’apertura del canale di collegamento con il Tevere risultò utilissima, non solo per il trasporto fluviale a Roma delle merci, con conseguente alleggerimento del traffico lungo la via Portuense, ma anche perché favorì il deflusso delle acque del fiume, scongiurando il pericolo di molte inondazioni. Con il passare degli anni, però, il porto risultò troppo esposto ai marosi ed inadeguato a sostenere la violenza delle Onde. Tacito ricorda che nel 62 d.C. 200 navi vi andarono distrutte per una violenta tempesta. Il bacino era anche soggetto a riempirsi dei sedimenti della foce del Tevere, eppure ciò non impedì che tutt’intorno sorgessero nuovi magazzini per l’olio e le derrate ed avesse inizio l’insediamento di alcuni abitanti. Fu Traiano (98 -117) a dare una stabile sistemazione al porto, assicurando un riparo assolutamente sicuro per le navi. Realizzò un bacino interno, in comunicazione con il mare attraverso il porto di Claudio, di forma esagonale, con una profondità di circa 4 metri e 330 metri di superficie. Tutt’intorno si estendevano le banchine d’approdo, i magazzini, i cantieri per le riparazioni e l’allestimento delle navi. A diretto contatto con le strutture portuali si sviluppò un centro abitato, che ben presto divenne grande quanto Ostia: la città di Porto, presso l’odierna Fiumicino. Una visita ai resti del grande complesso portuale costituisce una passeggiata di rara suggestione. Quasi intatto è il bacino esagonale traianeo, con i resti delle banchine e dei magazzini, ma è recintato e i proprietari difficilmente ne permettono la visita. Per quanto riguarda il porto di Claudio, sopravvivono parti delle banchine e dei moli e un bel colonnato in travertino, nello stile rustico caratteristico delle costruzioni utilitarie del periodo. |
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