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In scena al Museo Napoleonico: Sartre incontra i Bonaparte
Sarà un palcoscenico d’eccezione, l’antico Palazzo Primoli, sede del Museo Napoleonico (Piazza di Ponte Umberto, 1), ad ospitare da oggi pomeriggio “Porte chiuse”, spettacolo teatrale tratto da “Huis clos” di Jean Paul Sartre. L’allestimento, diretto da Marcello Cava, è stato promosso dal Comune di Roma e dall’Associazione culturale Ombra. Un’occasione da non perdere in cui il pubblico (l’ingresso è libero, ma occorre prenotare al tel. 339-2303743), potrà vivere l’intensità del dramma sartriano nella suggestiva atmosfera della collezione raccolta nei primi anni del Novecento dal conte Giuseppe Primoli, discendente per parte di madre da Napoleone. Intellettuale di altissimo livello, bibliofilo ed abile fotografo, il conte visse tra Roma e Parigi a stretto contatto con i maggiori artisti e letterati dell’epoca. Il forte legame sentito con la sua illustre discendenza lo spinse a sempre più accurate ricerche sulla famiglia Bonaparte di cui, inizialmente, pensò di scrivere una storia segreta. Solo in un secondo momento si dedicò alla formazione di una galleria, riunendo al piano terra del suo palazzo romano opere d'arte, cimeli ed oggetti legati alla storia della famiglia. Acquistate sul mercato antiquario, queste diverse ed importanti testimonianze accrebbero il già cospicuo nucleo di memorie che il conte possedeva per via ereditaria. Il criterio con cui impostò la sua collezione è la particolarità che la rende ancor oggi così interessante: fedele alla sua visione “privata” della storia, il Primoli pensò di illustrare più che l’epopea napoleonica, la vita quotidiana dei suoi antenati. Non poteva, dunque, essere scelto un luogo migliore per portare in scena un capolavoro che si esalta proprio in una visione per così dire “interna” del dramma. Gli interpreti (Andrès Suriano, Nicola D’Eramo, Mirella Mazzeranghi, Liliana Massari e Alice Warshaw) condurranno lo spettatore nelle trame di un intenso racconto scenico in cui l’uomo, "chiuso in una stanza", vive la sua prigione esistenziale come una crudele metafora infernale a cui è impossibile sottrarsi. Tre protagonisti, stritolati da quattro mura, si torturano con parole e sguardi, riflettendo su interrogativi irrisolvibili: cos’è la vita dell’uomo? Qual é il senso di ogni nostra scelta? Cosa resta agli altri delle nostre azioni di vivi? Perché, pur essendo l’unico giudice di me stesso, gli altri possono essere il mio inferno? Lo spettacolo si replica fino a sabato, tutti i pomeriggi alle 18.30. |
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