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Riscrivere la vita "incompresa" di
Clemente VIII Aldobrandini, l’uomo che dall’alto del soglio pontificio si caricò
di enormi responsabilità, le stesse che nel corso dei secoli lo condannarono al
feroce giudizio dei posteri: è questa la coraggiosa scelta di Rita Pomponio,
giornalista e scrittrice. "Il Papa che bruciò Giordano Bruno" (Edizioni Piemme,
euro 16, 90), il saggio storico di cui è autrice, è la prima lettura
riabilitativa che sia mai stata tentata dell’opera del Pontefice. "Sebbene
Clemente VIII si sia prodigato per il bene del cattolicesimo – spiega Rita
Pomponio, nell’Introduzione al volume - la sua figura è stata oscurata dalle
ceneri di quella famosa pira che fu accesa sulla piazza di Campo de’ Fiori
all’alba del 17 febbraio del 1600: il rogo sul quale fu condannato a bruciare
Giordano Bruno. La condanna, seppur discutibile, fu emessa nel pieno rispetto
delle leggi dell’epoca, e dopo un estenuante processo che si protrasse per ben
otto anni. Quella pira ha permesso a Giordano Bruno – un uomo di rara
perspicacia nonché bisogna pur dirlo, di un’impareggiabile doppiezza – di
assurgere al ruolo di supremo difensore del libero pensiero, facendo sprofondare
Clemente VIII nell’oblio". |