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La strada dedicata ad un cavallo L’Ariosto rese celebre l’Alfana del re saraceno Gradasso
Anche se la nascita del quartiere di Tor di Quinto risale al dopoguerra, per spiegare l’origine del suo nome occorre tornare assai indietro nel tempo, ad una delle tante torri di vedetta che sorsero in questa zona, come nel resto della campagna romana, tra l’VIII ed il IX secolo d.C., allo scopo di impedire possibili incursioni saracene. La Tor di Quinto, posizionata a difesa della riva destra del Tevere, era così chiamata per la sua distanza di circa cinque miglia da Porta Ratumena, presso il Campidoglio. Attualmente ne resta solo la base quadrata, impiantata su un antico sepolcro romano, ma, almeno fino al diciottesimo secolo si innalzava per cinque piani ed era conclusa da un merlatura guelfa, come è testimoniato da un disegno d’epoca. Lungo il viale Tor di Quinto, uno degli assi viari del quartiere, fu realizzato, alla fine dell’Ottocento, il poligono di tiro dedicato ad Umberto I. L’ampio viale alberato conduce al grande ippodromo in cui si allenano i cavalli della Scuola Militare di Equitazione, soprattutto per la preparazione al Concorso Completo e alle Corse. Per rimanere in tema di cavalli, la strada senza uscita che si stacca dal viale Tor di Quinto in prossimità dello svincolo per via del Foro Italico, è stata chiamata Alfana, dal nome di una razza equina resa famosa dall’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto. L’Alfana è il prode destriero del saraceno Gradasso, re di Sericana, così tracotante che il suo nome è passato a designare ogni sbruffone: “Gradasso avea una alfana, la più bella / e la miglior che mai portasse sella”. Nella via, al civico 39, ha sede la Società a responsabilità limitata “Giornalisti e Poligrafici Associati”, editrice del quotidiano “Italia sera”. |
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