Un dono di Pio IX: solo una “crosta”

 

 di Alessandro Venditti

Quando, nel marzo del 1856, nacque a Parigi il figlio di Napoleone III, l’Imperatore si affrettò a darne notizia a Pio IX con un telegramma. Il Pontefice inviò, con lo stesso mezzo, una sollecita risposta, esprimendo le più vive congratulazioni e comunicando la sua disponibilità a fare da padrino, seppure solo per delega, al neonato. Pio IX, quindi, si preoccupò di inviare alla corte di Francia doni degni di un sovrano e scelse un antico mosaico con San Giovanni Battista, un reliquiario d’argento dorato e una preziosa onoreficenza, la “rosa d’oro”. Non contento, incaricò tre artisti di fama, Francesco Coghetti, Tommaso Minardi e Pietro Gagliardi, di trovare sul mercato antiquario una tela di prestigio. Il terzetto si mise subito all’opera e presentò ben presto al Pontefice una Vergine con il Bambino, opera di Tiziano. Il prezzo era esorbitante, ben 50.000 scudi, ma Pio IX fu felice di pagarlo. Il 16 giugno, due giorni dopo il battesimo, i doni furono presentati con tutti gli onori nella residenza di Saint Cloud. Come era naturale, il quadro di Tiziano raccolse l’ammirazione generale. Solo pochi giorni dopo, però, l’ignaro Pio IX ricevette una solenne doccia fredda: il cardinale Patrizi lo avvisò della terribile figuraccia che aveva, suo malgrado, fatto. Il quadro tanto decantato era risultato una mediocre contraffazione. I primi sospetti erano venuti quando un visitatore della mostra dei doni si era ricordato di aver già visto l’opera nello studio di un famigerato falsario romano, un certo Germani. L’esame degli esperti aveva portato all’impietosa verità. Resta da stabilire quale ruolo avessero avuto, nel raggiro, i tre artisti che avevano procurato la tela. In ogni modo, l’opinione pubblica del tempo non credette alla loro buona fede.


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