Il monumento trasformato in casale

 

di Cinzia Dal Maso

La via Flaminia, una delle arterie più importanti dell’antichità, costituiva un rapido ed agevole collegamento di Roma con la costa settentrionale dell’Adriatico e con la Gallia Cisalpina. All’altezza del km. 19,400 era tagliata ortogonalmente da una strada che scendeva nella valle del Tevere, provenendo dall’agro veiente. Su questo incrocio fu eretto, forse all’inizio del IV sec.d.C., un arco quadrifronte, trasformato nel corso dei secoli nel casale di Malborghetto, che ne ha utilizzato le strutture. L’edificio fu analizzato a partire dal 1907 da un giovane e sfortunato studioso tedesco, Fritz Töbelmann. La sua ricerca fu pubblicata nel 1915, quando la prima guerra mondiale aveva già messo fine alla sua promettente carriera, il 23 agosto 1914. La teoria del Töbelmann è ancora accettata dalla maggior parte degli archeologi: l’arco sarebbe stato eretto dall’imperatore Costantino per commemorare la visione notturna avuta proprio in questo luogo la notte precedente la sanguinosa battaglia contro il rivale Massenzio, in cui una voce misteriosa, indicandogli una croce, avrebbe pronunciato le parole: "con questo segno vincerai".

In epoca medioevale l’arco fu trasformato, con la chiusura dei fornici, in un casale fortificato, intorno al quale si impiantò un piccolo centro abitato, detto Borghetto, Borghettaccio o Malborghetto. Nel 1485 i Colonna, asserragliati nell’edificio, sostennero un lungo assedio da parte degli Orsini e degli uomini di Sacrofano, concluso con l’incendio dell’intero borgo.

Nel XVII secolo il monumento divenne una delle tante osterie che popolavano la campagna romana. Nel 1774 divenne una stazione di posta per il cambio dei cavalli, poi una modesta abitazione di campagna.

L’occhio attento di Giuliano da Sangallo era riuscito a riconoscere, già nel ‘400, la struttura del monumento romano, di cui ha lasciato una ricostruzione fantasiosa, ma altamente suggestiva, con colonne, statue, rilievi ed una curiosa copertura conica.

Secondo la più rigorosa e realistica ricostruzione del Töbelmann, l’arco aveva pianta rettangolare di 14,86 metri 11,87 ed aveva una struttura in opera laterizia. Due fornici avevano una luce di m. 5,35, gli altri due di quasi 6 metri. Su ognuno dei lati lunghi, l’arco doveva avere due coppie di colonne su plinti, sostituite da coppie di lesene sui lati minori. Le colonne, alte poco più di 7 metri e con i basamenti di circa m. 3,45, sono rapportabili a quelle dell’Arco di Costantino. Al di sopra correva una trabeazione marmorea alta m. 1,64, sovrastata da un attico, sul quale il Töbelmann pensava fossero collocati alcuni gruppi statuari, forse una quadriga e trofei di armi. Lo studioso tedesco, con l’esame delle murature, aveva proposto una datazione all’inizio del IV sec. d.C., quindi all’età costantiniana, confermata da recenti indagini e dall’analisi stilistica del monumento.


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