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Gli scavi di Adolfo Klitsche de la Grange ad Allumiere

Un archeologo per passione

Direttore delle miniere di allume, scoprì la tomba dei Pugilatori

di Cinzia Dal Maso

Adolfo Klitsche de la Grange era nato da Teresa Costanzi e dal barone Teodoro, figlio naturale del Re di Prussia Federico Guglielmo. Durante gli anni della restaurazione, il padre si era messo al servizio dello Stato Pontificio e sotto Pio IX divenne tenente colonnello dell’esercito. Nel 1855 si era congedato dal Papa e venne ospitato nella Reggia di Caserta da Ferdinando II, che ammise anche il giovane Adolfo nell’esercito.

Durante gli eventi del 1860, il barone organizzò un corpo di volontari - di cui faceva parte anche il figlio - per frenare l’avanzata garibaldina.

Per un mese il suo battaglione combatté con successo contro garibaldini e piemontesi. Dopo la sconfitta del Volturno e la caduta del Regno, i due Klitsche furono costretti a riparare nello Stato Pontificio e a deporre le armi.

Negli anni seguenti Adolfo studiò ingegneria e nel 1868, inviato dalla Reverenda Camera Apostolica, venne nominato da Pio IX direttore degli scavi delle miniere di allume a Tolfa ed Allumiere. In quello stesso anno, scoprì tre nuovi giacimenti sul versante ovest della località "Le Cave", nei siti della "Provvidenza", della "Trinità", e della "Nord".

Dopo il 20 settembre 1870, dovette anche subire il carcere per i suoi trascorsi.

Nell’ultimo ventennio dell’Ottocento, Adolfo condusse le prime vere e sistematiche ricerche archeologiche sul territorio di Tolfa e Allumiere, favorito dalla sua carica sul territorio. "E' ormai qualche tempo volli tentare alcuni scavi nelle vicinanze del sito detto della pozza, verso l'alto del colle che domina l'antichissima necropoli altre volte da me esplorata nel territorio delle Allumiere. Non appena cominciati detti scavi comparvero quasi a fior di terra certi lastroni di calcaria albarese asportati dalla mano dell' uomo per servire di stele a sottoposti sepolcri. Questa tomba che rinvenni alla profondità di oltre un metro sottera era formata da grandi lastroni di arenaria, otto dei quali verticalmente rizzati componevano una specie di cassettone, siffatto vano racchiudeva due cinerari di terracotta, coricati in modo su di un lastricato di ciotoli che i loro fondi quasi combaciassero i due cinerari non avevano coperchi ma due tazze rovesciate ne facevano le veci". Adolfo si riferiva a vestigia di popoli dell’età del Bronzo finale.

Negli anni che seguirono, il Klitsche, divenuto ispettore delle antichità, mise in piedi una notevole raccolta di reperti, collezione poi alienata al museo Pigorini di Roma.

Particolarmente interessante è la lettera inviata il 13 maggio 1882 dal de la Grange al Direttore Generale delle Antichità e Belle Arti: "Il Canonico D. Girolamo Pergi di Tolfa per incarico ricevuto dal Signor Marchese Lepri, residente ora nella sua tenuta di Rota, mi avverte avere il medesimo Sig. Marchese ‘dato principio alle esplorazioni per gli scavi di oggetti antichi, nel sito detto Le Castelline’.

Cotal sito trovasi alla distanza di circa 7 km da Tolfa, mentre poco più lontano di un chilometro appena si rinviene il castello di Rota. Ciò non ostante, quante volte la S.V. Illma credesse inviare sopra luogo una Guardia degli Scavi, opinerei che codesta guardia dovesse alloggiare in Tolfa, anzichè nel vicino castello, ove tra poco dovrà regnare un'aria estremamente malsana e dove converrebbe altresì accettare l'ospitalità dallo stesso intraprendente di quelle ricerche che voglionsi sorvegliare".

Certo le condizioni in cui si scavava non erano proprio le migliori. De La Grange non si perdeva, però, d’animo e i suoi sforzi erano destinati ad essere premiati da un successo: la scoperta della tomba dei Pugilatori. Adolfo si affrettò a darne notizia alla Direzione Generale delle Antichità e Belle Arti, il 3 giugno 1882. "Fui nuovamente a visitare gli scavi di antichità, che per conto del Sig. Marchese Lepri si praticano nel sito detto Le Castelline presso Tolfa, e vi rinvenni scoperto un ipogeo che merita essere descritto. Quest'ipogeo trovasi interamente scavato nel tufo vulcanico alla profondità di circa 4 m sotto la superficie e vi si discende mediante una scala di sette gradini tagliati anch'essi nel tufo. Oltrepassata una piccola porta rettangolare, si rinviene quindi una camera con volta a botte fregiata di architrave o fascione nel mezzo. Siffatto vano misura m 2.30 di lungo, m 2.40 di largo, per m 2 di altezza sotto l'architrave. Sui tre lati di codesto vano, cioè di fronte alla porta e lateralmente, corre una banchina, con gradino sottoposto, alta cent. 65, ornata nei due lati che fiancheggiano l'ingresso da quattro piccoli balaustri scolpiti a basso rilievo nel tufo, disposti in modo, due da ciascuna parte, da raffigurare i piedi di un letto funebre. Similmente scolpiti a basso rilievo, sulla sponda della banchina di mezzo di fronte alla porta, veggonsi due figure dell'altezza di circa 60 cent. ciascuna. Tali figure, alquanto rozzamente rilevate, salvo l'elmo crestato in testa, sono affatto ignude, e stanno l'una contro l'altra nell'attitudine di pugilatori. Da questo ipogeo non uscirono del resto altri oggetti tranne alcuni frammenti di vasi corintii ed un lebete di buccaro nero. Continuandosi più oltre lo scavo fu poi ritrovata un'altra tomba la di cui volta era in gran parte franata. Rimosse le macerie che ne ingombravano il fondo si rinvenne il corpo di una sfinge o di un leone (difficile a dirsi se leone o sfinge poiché manca la testa) scolpita nel tufo, lungo circa cent. 80. E siffatta figura, forse insieme ad altra che non fu ritrovata, probabilmente come in certune tombe ceretane, ornava l'ingresso dell'ipogeo.

Proponendosi il rappresentante del Signor Marchese Lepri, concessionario degli scavi in parola, far segare il bassorilievo de' due pugilatori sopra descritti, crederei, salvo l'approvazione della S.V. Illma, che nulla a ciò potesse ostare, essendoché l'ipogeo entro cui trovasi tale bassorilievo non potrebbe venire conservato, se non che ricostruendo in opera muraria la volta che, minaccia crollare; spesa di non lieve momento, che del resto questa tomba non sembra meritare".

L’abitato di cui De La Grange aveva scoperto la Necropoli fu trovato solo negli anni ’60 del secolo scorso, grazie all’opera di Odoardo Toti, che rinvenne la capanna del Monte Rovello.

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