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I favolosi gioielli della tomba Regolini-Galassi di Cerveteri Oro, che passione! Gli etruschi furono maestri nella tecnica della granulazione
E' possibile immaginare l'emozione che dovettero provare, nel lontano 1836, l'arciprete Regolini ed il generale Galassi, quando aprirono – nella necropoli del Sorbo di Cerveteri - la tomba che prenderà il loro nome, scavata in un enorme tumulo e composta da un breve corridoio a gradini, da cui si accede in due ambienti lunghissimi e stretti in asse tra loro, denominati "anticamera" e "cella". Quasi al termine dell'anticamera si aprono due ambienti a pianta ovale, le "nicchie". Caso raro, la tomba non era stata violata da predatori antichi o moderni e conservava intatto il suo corredo. Vi erano sepolte tre persone, una nella "nicchia" di destra, una nell'"anticamera" ed un'altra nella "cella". Quest'ultima doveva essere una donna, una principessa del VII sec.a.C. che indossava splendidi oggetti ornamentali d'oro in stile orientalizzante, mentre un trono di bronzo stava a ricordare il suo altissimo rango. Il monile più famoso è certamente una fibula (antenata della moderna spilla da balia, utilizzata per trattenere e decorare le vesti) d'oro, così grande da non poter avere avuto un'utilizzazione pratica. Con i suoi 31 centimetri e mezzo di altezza, forse era un gioiello da parata, oppure era stato realizzato apposta per l'ultima dimora della defunta e decorato da motivi geometrici di ispirazione vegetale ed animali resi con le tecniche della granulazione, dello sbalzo e del punzone. Una larga staffa a disco è ornata da cinque leoni sbalzati ed intagliati su lamina a parte, mentre l'arco foliato inferiore è riempito da file di anatrelle ottenute saldando due metà ricavate da una lamina lavorata a sbalzo, poi ornata con la finissima tecnica della granulazione, in cui gli Etruschi erano insuperabili. Anche i leoni sul disco sono sbalzati e ritagliati da una lamina a parte. Notevoli sono anche due bracciali formati da nastri d'oro rettangolari, lunghi 26 centimetri ognuno e piegati a forma di cilindro, decorati a punzone ed a granulazione con una serie di riquadri, contenenti tre donne che si tengono per mano. In lamina di rame dorata e decorata a sbalzo è un enorme pettorale di forma semiellittica, alto ben 42 centimetri, con una serie di animali che si rincorrono in un ritmo serratissimo. La decorazione si articola in fasce che seguono i margini, delimitando un emblema centrale, caratterizzate dalla ripetizione di uno stesso motivo. Nell'emblema si osservano ornati a semicerchio con volute e steli sovrapposti, leoni alati, donne con palma e quattro figure maschili, ciascuna sorreggente le zampe anteriori di una coppia di leoni rampanti. Gli Etruschi, abilissimi orafi, importavano il metallo dai Fenici, dai quali avevano imparato la tecnica di lavorare il metallo prezioso, superando ben presto i maestri. Riuscivano a ridurre l’oro in lamine molto sottili con le quali facevano, per esempio, diademi "a foglie d’olivo". Una delle tecniche più raffinate, come abbiamo visto, è la granulazione, mediante cui si riproduceva la silhouette delle figure con minuscole sferette d’oro. Altra lavorazione particolarmente delicata ed elegante è la filigrana, ottenuta con lamine d’oro sottili tagliate a strisce. Molto diffusa era la doratura degli oggetti di metallo, per esempio in argento o in rame. Gli artigiani etruschi praticavano la tecnica della sovrapposizione, con la quale facevano aderire una lamina d’oro mediante martellatura all’oggetto da impreziosire. Se l’oggetto aveva dimensioni particolarmente ridotte, ripiegavano la lamina, facendola aderire con vari accorgimenti. Un altro tipo di doratura consisteva nel cospargere l’oggetto con un amalgama di mercurio e oro. Quindi, con il calore, si faceva evaporare il mercurio e permanere appunto l’oro. Dopo l’epoca arcaica, i ceti aristocratici fecero ampio uso di quest’ultima tecnica, come testimonia l’incremento del numero degli oggetti preziosi trovati nelle tombe. Le botteghe stabili più importanti erano a Caere, Vetulonia e Vulci, ma dovevano esserci artigiani che si spostavano frequentemente da una città all’altra d’Etruria. Tutti i reperti provenienti dalla tomba Regolini Galassi di Cerveteri sono conservati in Vaticano, nel Museo Gregoriano Etrusco, dove costituiscono il vanto della II Sala. Comprendono anche il corredo dell'uomo inumato nell'anticamera, un principe che, virilmente, era stato accompagnato nell'estremo viaggio da un letto funebre su ruote e da una grande quantità di armi ed altri bronzi. |
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