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Leggenda e storia nello stemma di Civitavecchia

 

 

Cinzia Dal Maso

 

Lo stemma di Civitavecchia presenta una quercia su fondo azzurro fiancheggiata dalle lettere O. C., cui è legata un’antica tradizione. Nell’828 i saraceni, con una sanguinosa incursione, avevano conquistato la città di Centumcellae (l’odierna Civitavecchia), voluta da Traiano (98-117) accanto al suo porto. Molti abitanti furono trucidati e la popolazione superstite si rifugiò sulle colline circostanti. Qui papa Leone IV (847 – 855) fondò, intorno all’853, il piccolo centro di Leopoli, in seguito chiamato Cencelle. La vita era tranquilla, ma povera, perché mancavano tutte le risorse commerciali che un porto poteva offrire. Nell’anno 889, i cittadini di Cencelle si trovarono di fronte a un dilemma: rimanere nella nuova patria o tornare tra i ruderi della vecchia città e cominciare la ricostruzione. Si riunirono all’ombra di una grossa quercia e cominciarono a discutere. Sarebbe stato un vecchio marinaio, di nome Leandro, con la pelle segnata dalle rughe e arsa dal sole, a spiegare ai suoi concittadini che bisognava tornare lungo il litorale tirrenico, nel luogo scelto tanti secoli prima da Traiano per realizzarvi il più grande porto del Lazio. Il parere di Leandro fu ascoltato e viene ancora ricordato sullo stemma cittadino come un “Ottimo Consiglio”, con le iniziali O.C. poste a lato della quercia. L’abitato così risorto prese il nome di Civitavecchia, “città vecchia”.

 

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