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Grazie alle tombe di Cerveteri si conosce l’interno dell’abitazione

La casa etrusca, centro della vita familiare

Vasellame, gioielli ed utensili da cucina nei ricchi corredi

 

 

di Cinzia Dal Maso

Per gli Etruschi, la casa costituiva il centro della vita familiare. Possiamo conoscerne la forma più antica, in terra e frasche, dalle urne cinerarie a capanna villanoviane dell'età del ferro, rinvenute in Etruria e nel Lazio. In epoca storica subì un’evoluzione sia nella pianta che nelle forme architettoniche, ma per ricostruirla non possiamo  avere un grande aiuto dagli scavi effettuati nelle città, poiché i resti rinvenuti sono scarsi e limitati alle fondamenta: dobbiamo recarci nelle necropoli, dove la fede nella continuità della vita dopo la morte ispirò la costruzione di tombe del tutto simili alle dimore dei vivi.

Soprattutto le necropoli di Cerveteri, oltre a dare un'idea della sistemazione urbanistica delle città, con le vie che si incrociano ad angolo retto e le facciate ben allineate, esemplificano con le tombe scavate nella roccia il processo di sviluppo dell’interno di un’abitazione civile.

Si comincia da un tipo semplicissimo, ad ambiente unico e rettangolare con tetto a spiovente, come nella Tomba della Capanna, della fine del VII secolo a.C. Nel VI sec.a.C. si giunge ad una maggiore articolazione, con più ambienti ed un portico esterno. Nella Tomba dei Dolii - degli inizi del VI sec.a.C. - ed in altre contemporanee, è chiara l'analogia con la casa cosiddetta pompeiana: il vano principale con soffitto a doppio spiovente è preceduto da un piccolo cortile che dà accesso lateralmente a due stanze ed è seguito da un ambiente anch'esso coperto da un duplice spiovente. Talvolta le stanze sul fondo sono addirittura tre, come nella Tomba delle Sedie e degli Scudi, e ricordano le celle del tempio etrusco.

All'interno delle tombe, soprattutto di quelle di Cerveteri, ma anche di Chiusi e di Tarquinia, sono riprodotti soffitti, porte, finestre, e numerosi particolari architettonici e decorativi, scolpiti nel tufo, realizzati in stucco o semplicemente dipinti.

Per avere un'idea dell’aspetto esterno delle case, si può fare una puntata alle necropoli rupestri, particolarmente diffuse nella zona compresa tra Viterbo e Tarquinia, a Castel d'Asso, Norchia, Blera ed inserite in un paesaggio pittoresco nella sua selvaggia bellezza, dove numerosi corsi d'acqua, per lo più affluenti del Marta, hanno scavato con il loro corso secolare profonde gole sovrastate da pareti di roccia tufacea a strapiombo, su cui si abbarbica una caratteristica vegetazione spontanea.

Per dare ai propri cari defunti un ambiente simile a quello in cui avevano vissuto, gli Etruschi realizzavano in stucco o dipingevano sulle pareti anche le suppellettili domestiche, come letti, sedie, oggetti vari.

Veramente eccezionale è la Tomba dei Rilievi Dipinti di Cerveteri, del III sec.a.C., con le pareti e gli ampi pilastri centrali ricoperti da rilievi in stucco rappresentanti strumenti e oggetti di arredamento, con vivace policromia e realismo: mobili, armi, vasi, un ventaglio, uno zaino, coltelli, tenaglie, vassoi, corde arrotolate, un servizio completo di mestoli, un pestello, un fascio di spiedi da girarrosto, una scure, una tenaglia e persino un elegante gatto.

Vasellame, gioielli, ciste e specchi sono pervenuti dai corredi funebri. Una stanza della Tomba degli Alari di Cerveteri, databile intorno al 600 a.C., sfuggita ai "tombaroli", fu aperta il 13 aprile 1910, alla presenza del principe e della principessa Ruspoli. Agli occhi stupefatti dei presenti si offrì uno spettacolo indimenticabile: al suolo brillavano numerosi oggetti d'oro, mentre vasetti protocorinzi erano disposti  in piccoli gruppi. Altri vasi erano fissati al muro con chiodi ormai arrugginiti ed alla luce delle lampade portatili apparvero vasetti per olio e profumi, pissidi ad imitazione di cofanetti per riporvi gingilli ed una serie di utensili da cucina: spiedi ed alari, pentole complete dei treppiedi che dovevano sostenerle sul fuoco ed un servizio da tavola composto di ben 109 pezzi, tra cui anfore da vino, zuppiere, tazze e piatti. Scrisse l’archeologo Mengarelli: "La donna sepolta in questo tumulo doveva essere una madre di famiglia molto amata dai suoi".

Il mobilio era costituito da letti in metallo o legno con le gambe decorate, tavoli rettangolari o rotondi, sedie leggere o pieghevoli, sgabelli, poltrone e piccoli bauli per conservare la biancheria, ma non vi era nessun armadio o cassettone. Tavoli con quattro piedi in forma di gambe equine venivano utilizzati per esporre in bella mostra il vasellame.

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