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Il Monumento Naturale in cui natura e storia si incontrano La Palude di Torre Flavia Un paradiso terrestre per uccelli, piccoli mammiferi e anfibi A pochi chilometri dalla Capitale, a due passi da Cerveteri e da Ladispoli, c’è un angolo di natura quasi incontaminata: la Palude di Torre Flavia, "area umida" importantissima per la tutela dagli uccelli migratori, dove si conserva ancora un lembo dell’antica maremma laziale. Qui si possono osservare l’elegante Cavaliere d’Italia, un volatile amante dei terreni limacciosi, il voltapietre e la beccaccia di mare. Negli specchi d’acqua interni non mancano varie specie di anatre, come il germano reale, il codone, la marzaiola. e l’alzavola. Tra gli alti canneti amano nascondersi il migliarino di palude e alcuni passeriformi, la cannaiola ed il cannareccione, mentre le acque salmastre sono il regno del corriere piccolo e del fratino. Una giornata alla Palude di Torre Flavia contribuisce a farci riscoprire l’amore per la natura. Nei circa 40 ettari dell’area, gestita dall’Amministrazione Provinciale di Roma, si distinguono una zona umida, il cui fango nerastro, costituito da un tappeto di sostanza organica vegetale in putrefazione, poggia su un terreno argilloso-limoso, ed una duna sabbiosa prospiciente il mare. Caratteristiche sono le piante, tra cui il ranuncolo acquatico, varie giuncacee e la salicornia perenne, un tempo diffusa su tutta la costa laziale e ormai in grave rischio di estinzione. Purtroppo scarse e danneggiate dal massiccio afflusso di bagnanti durante la stagione estiva sono le specie tipiche degli ambienti sabbiosi, che con le loro radici difendono la riva dall’avanzata del mare, proteggendo la palude dall’arretramento della costa. Potrà risultare divertente incontrare piccoli e simpatici mammiferi come l’istrice, le arvicole, il toporagno comune e quello d’acqua. Non mancano, però, il ratto nero e quello delle chiaviche, che si trovano praticamente in ogni angolo del nostro Paese. Nella palude sono state segnalate anche la donnola e la volpe, che a volte si spinge fin sulla spiaggia alla ricerca di cibo. Gli abitanti per eccellenza della palude sono, però, gli anfibi: tra i più frequenti, la rana verde, la raganella e il rospo comune, ma con un po’ di fortuna si può vedere anche il tritone punteggiato. Per quanto riguarda i rettili, ci sono la biscia tassellata e quella dal collare e forse è ancora presente la testuggine d’acqua autoctona, "emys orbicularis", comunissima fino a trent’anni fa e ora a rischio scomparsa totale per le bonifiche e l’ibridazione con la testuggine d’acqua americana. L’erosione costiera ha interessato anche il monumento che ha dato il nome all’area protetta, la Torre Flavia, i cui ruderi sono ora circondati dalle acque del mare e lontani circa 80 metri dalla spiaggia, cui si collegano tramite un molo artificiale. La Torre, che origine si trovava sulla terraferma, venne edificata nel Medioevo su un preesistente edificio di epoca romana. Fu completamente ristrutturata nel Cinquecento, probabilmente dal cardinale Flavio Orsini, che le avrebbe dato il nome. Faceva parte di un sistema di torri di avvistamento dello Stato Pontificio dislocate su tutto il litorale, per proteggerlo dal pericolo delle incursioni saracene, come il Castello di Palo o la Torre Saracena di Santa Severa. Aveva pianta quadrata, con una base a scarpa piuttosto bassa e delimitata da un cordone di peperino, su cui si elevano due piani, con piccole finestre. Nel XVIII secolo fu al centro di una disputa tra la Camera Apostolica e il Duca di Bracciano, che voleva spostare nella Torre Flavia anche il presidio della Torre di Palo. La Camera Apostolica, contraria al trasferimento, finì con il ridurre persino la guarnigione di stanza alla Torre Flavia da 5 a 3 soldati. La torre mantenne la sua funzione di difesa costiera fino all’inizio dell’Ottocento. Sappiamo che nel 1807 era munita di "due cannoni di ferro di calibro 12; centodiciannove palle di ferro dello stesso calibro e tre fucili con baionette". La terrazza, punto migliore per l’osservazione dell’orizzonte, presentava quattro robuste torrette angolari ed era pavimentata da lastroni di peperino. Ora l’aspetto di quello che fu un solido baluardo, costruito secondo i migliori dettami dell’architettura militare rinascimentale, è veramente desolante: la Torre è stata ridotta ad un rudere di un terzo dell’altezza originaria, per di più diviso in tronconi, dai bombardamenti tedeschi della seconda guerra mondiale. Proprio di fronte a Torre Flavia, a circa 12 metri di profondità, venne rinvenuto il relitto di una nave oneraria romana naufragata alla fine del I secolo d.C., che ha restituito molte anfore, numerose stoviglie e una cassetta per medicinali in legno. |
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