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Un vaso egizio ha permesso di datare una serie di tombe etrusche

Il dono del faraone Bocchoris

di Cinzia Dal Maso

Nel Museo Nazionale Etrusco di Tarquinia di Palazzo Vitelleschi si può ammirare un vasetto egizio in pasta vitrea verdognola, piccolo ma di importanza eccezionale. Faceva parte del corredo di una tomba dell’orientalizzante antico che comprendeva ricchi vasi, molti dei quali d’importazione. E’ ornato da scene in rilievo disposte su due fasce. In quella superiore, più alta, è raffigurata una scena di culto che ha come protagonista un Faraone. Il nome, scritto in un cartiglio con caratteri geroglifici, rivela che si tratta di Bokonrinef, chiamato Bocchoris dai greci, appartenente alla XXIV dinastia egizia, che regnò a Sais tra il 720 e il 715 a.C.: un prezioso riferimento cronologico, che ha permesso agli studiosi di datare all’inizio del VII secolo a .C. le prime manifestazioni di arte orientalizzante in Etruria.

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