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Dalla tradizione i pronostici più strani per l’esito del Conclave

Un Papa grasso, magro o senza erre nel cognome?

Il 18 aprile del 2005 si apriva il primo Conclave del terzo millennio, quello che avrebbe visto l’elezione di Joseph Ratzinger, Benedetto XVI, avvenuta il giorno seguente, al quarto scrutinio. Una decisione presa con una certa rapidità, ma in linea con la storia più recente, che ha visto i conclavi di tutto il Novecento concludersi al massimo in cinque giorni.

I cardinali in clausura alloggiano in monolocali con bagno e doccia presso la Domus Sanctae Marthae in Vaticano e dovrebbero essere completamente tagliati fuori dal mondo: niente giornali, radio, televisione o telefono. Le loro azioni sono coperte dalla massima segretezza e di rado trapela qualche particolare. Da quanto si sa, i pasti non sono un granché. Certo i cardinali avranno ricordato per un bel pezzo la notte tra il 3 e il 4 agosto del 1903, quando almeno una cinquantina di loro furono tormentati da continue scariche di diarrea che si attribuirono a dei funghi, peraltro gustosissimi, che erano stati serviti a pranzo. Si pensò a uno scherzo sconsiderato e perfino a un tentativo degli anticlericali di eliminare in un sol colpo tanti porporati, ma una volta eletto il papa, nell’euforia generale, l’inconveniente fu dimenticato.

E’ tornata alla ribalta la ormai famosa stufa della Cappella Sistina, nella quale vengono bruciate, per motivi di segretezza, le schede usate per le votazioni, a cui si aggiungeva, in caso di votazione nulla, della paglia bagnata, origine della fumata nera che si alza dal comignolo sul tetto della Cappella. Qualche volta la striscia di fumo è risultata di un colore indefinito e ha suscitato non poche perplessità nei fedeli raccolti sulla piazza, oltre che sui commentatori radiofonici e televisivi. Forse per questo ora la paglia è sostituita da agenti chimici.

La stufa attuale, però, è piuttosto nuova. Risale al 1958, quando, morto Pio XII, la Floreria Apostolica, che si occupava dell’organizzazione del Conclave, andò a cercare la vecchia stufa che era stata usata l’ultima volta nel 1939. Era sparita senza lasciare traccia, trafugata di nascosto, probabilmente non per il suo valore di cimelio, ma per riscaldare i duri inverni di guerra da poco trascorsi.

Un discorso a parte meritano i pronostici sul nome del futuro Papa. Oltre alle dotte dissertazioni dei vaticanisti e degli esperti, c’è tutta una serie di osservazioni, che, per quanto strane, almeno nel passato si sono rivelate efficaci. Ad esempio, un tempo i vecchi monsignori sostenevano che papi magri e corpulenti si alternavano: Pio IX era robusto, Leone XIII magro, Pio X rotondo, Benedetto XV segaligno, Pio XI pienotto, Pio XII asciutto, Giovanni XXIII imponente, Paolo VI magrissimo. Se non consideriamo il breve pontificato di Papa Luciani, avremmo un Giovanni Paolo II abbastanza in carne e poi Benedetto XVI magro, a cui dovrebbe seguire un pontefice perlomeno in sovrappeso. Per un certo periodo è stata anche confortata la tesi secondo la quale si dovrebbero alternare pontefici con e senza la lettera erre nel cognome. Così è stato per Giovanni Maria Mastai Ferretti (Pio IX), Vincenzo Gioacchino Raffaele Luigi Pecci (Leone XIII), Giuseppe Melchiorre Sarto (Pio X), Giacomo Della Chiesa (Benedetto XV), Achille Ratti (Pio XI), Eugenio Pacelli (Pio XII), Giuseppe Roncalli (Giovanni XXIII), Giovanni Montini (Paolo VI). La sequenza si è però inceppata con Albino Luciani (Giovanni Paolo I) e Karol Woityla (Giovanni Paolo II), riprendendo con Joseph Ratzinger (Benedetto XVI).

C’è ancora chi vuole che il Papa abbia qualità opposte a quelle del suo predecessore. Dopo l’ascetico verrà, ad esempio, il pragmatico, e dopo il teologo il pastore.

Un altro problema connesso all’elezione del nuovo pontefice è la veste bianca da tenere pronta e che il neoeletto indosserà per impartire la sua prima solenne benedizione dalla loggia sulla facciata della basilica di San Pietro.

E’ buona norma cucirne più di una, di taglie diverse. Così nel 1939 ne erano state preparate tre, una delle quali fu adattata facilmente alla figura snella di Pio XII. L’elezione successiva, invece, fu un po’ più movimentata. Nel 1958 si era provveduto a ben cinque vesti di misure diverse, forse perché – da tradizione – ci si aspettava un papa robusto. Giovanni XXIII lo era un po’ troppo e nessuno degli abiti gli entrava comodamente. Angelo Roncalli non sarebbe stato definito a torto il Papa Buono. L’imprevisto lo fece sorridere e si lasciò vestire senza fare storie. Forse nessuno si accorse, quella sera del 28 ottobre del 1958, mentre benediceva la folla accorsa in piazza San Pietro, che la veste gli stava tanto stretta da condizionargli il movimento delle braccia.

di Antonio Venditti e Cinzia Dal Maso

13 marzo 2013

 

 

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