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Il suo corpo è a San Pietro in Vincoli, il cuore a Kues

Diviso tra Roma e la Germania il filosofo Nicola Cusano

Nel 1401 nasceva a Kues, in Germania, vicino a Treviri, Nikolaus Chrypffs, o Krebs, che noi conosciamo meglio come Nicola Cusano o Niccolò da Cusa. Appartenente a una ricca famiglia di battellieri, mercanti di vino e armatori, lo ricordiamo come filosofo, teologo, umanista, giurista e astronomo: in effetti la più compiuta personalità filosofica del Quattrocento.

Nel 1423 si laureò in diritto a Padova – che all’epoca era uno dei maggiori centri culturali europei - e nel 1425 iniziò nell’università di Colonia lo studio della filosofia e della teologia. Durante una breve visita a Roma, rimase colpito dalla predicazione di San Bernardino da Siena. A Colonia scoprì un codice di Plauto che conteneva quattro commedie già note e dodici nuove. Nel 1426, divenuto segretario del cardinale Giordano Orsini, continuò a interessarsi dei codici dei classici antichi. Nel corso della sua formazione era riuscito ad assimilare tutti i principi della teologia e della filosofia della sua epoca, riunendoli in una grande sintesi che costituisce il primo patrimonio ideale dell’età moderna.

Fu anche ordinato sacerdote. Durante il Concilio di Basilea, a cui partecipò, si schierò con i sostenitori della supremazia papale. In un suo scritto, il "De concordantia catholica" (1433), sostenne la necessità dell'unità della Chiesa Cattolica e la concordanza di tutte le fedi cristiane. Il pontefice Eugenio IV, nel 1437, lo inviò a Costantinopoli, dove incontrò l’imperatore Giovanni VIII Paleologo, che riuscì a portare al Concilio di Ferrara. Convinse i principi tedeschi a mettere fine allo scisma. Nel 1448 ottenne la porpora cardinalizia e nel 1450 fu fatto vescovo di Bressanone. Pio II Piccolomini, nel 1459, lo chiamò a Roma come suo vicario generale. Negli ultimi anni della sua vita si mise a raccogliere le sue tante opere di filosofia, teologia, politica civile ed ecclesiastica. Tra i suoi meriti è quello di aver convinto alcuni dei primi stampatori tedeschi a emigrare in Italia. Aveva infatti visto nascere nella sua patria l’arte della stampa e aveva immediatamente intuito il carattere rivoluzionario di questo nuovo mezzo di trasmissione. Quando era stato legato pontificio in Germania era stato molto tempo a Magonza, proprio nel periodo in cui Gutenberg stava realizzando il primo libro con caratteri mobili, la Bibbia, pubblicato nel 1456.

A quanto riferiscono i suoi contemporanei, era un instancabile ricercatore della verità e persino al termine di una faticosa giornata di viaggio non trascurava, prima di andare a letto, di dedicarsi ai suoi studi e alle riflessioni di teologia. Secondo l’umanista Giovanni Andrea De Bussi, che lo conosceva personalmente, aveva un’eloquenza rara per un tedesco, che lo avvicinava ai latini, e una straordinaria cultura. Sapeva a memoria la storia antica, ma anche quelle medievale e contemporanea. Era un esperto di storia ecclesiastica e delle origini del cristianesimo, ma non per questo ignorava le opere profane di poeti e oratori. Si distinse soprattutto come il più profondo conoscitore di Platone e dei pitagorici.

Ottenne molti uffici ecclesiastici, sia in Germania che in Italia. Tra il 1449 e il 1464 fu cardinale titolare della basilica di San Pietro in Vincoli, di cui curò il rinnovamento architettonico. Per suo volere si iniziò anche la costruzione del convento a fianco della chiesa.

Il cardinale morì a Todi l’11 agosto del 1464, tre giorni dopo il suo grande amico, il pontefice Pio II.

Fu sepolto nella sua chiesa di S. Pietro in Vincoli. Non tutto il suo corpo, però, giace lì: il cuore, per sua espressa volontà, è stato portato nella sua città natale, Kues.

Bellissima la lastra tombale, attribuita ad Andrea Bregno, con l’iscrizione in alto che la data al 1465. E’ uno degli esempi più evoluti della scultura coeva, grazie anche agli inserti di marmi policromi e la sapiente doratura.

Lungo la parete destra della chiesa in alto, sono visibili i due segmenti della trave centrale con iscrizione, stemma di Nicola Cusano e data 1465. Sono stati ritrovati durante i restauri del 1989 – 1992. Fanno parte dell’originaria copertura a capriate di legno, rinnovata grazie a un lascito testamentario del prelato. Invece la sua ricchissima biblioteca e il resto delle sue sostanze andarono al St. Nikolaus Hospital di Kues, che aveva fondato. Vi si conservano ancora circa 270 manoscritti facenti parte del lascito originario. Altri 14 sono presso la Bibliothèque Royale di Bruxelles, 48 sono conservati alla British Library, 3 alla Bodleian Library di Oxford e 3 presso la Biblioteca Vaticana. La Bibliothèque Nationale di Parigi, Strasburgo, Bressanone e Volterra posseggono un unico esemplare. Probabilmente molti altri manoscritti sono andati perduti.

di Antonio Venditti e Cinzia Dal Maso

6 febbraio 2013

 

 

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