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Una tavola rotonda dell’Istituto G. Garibaldi

Celebrazione del XX settembre

In occasione dell’anniversario dell’entrata in Roma delle forze armate dello Stato nazionale italiano, avvenuta il 20 settembre del 1870, l’Istituto internazionale di studi Giuseppe Garibaldi ha organizzato una tavola rotonda presso la "Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo".

I relatori hanno esaminato sotto diversi profili un avvenimento di grande rilevanza non solo per la storia italiana, ma anche per quelle europea e mondiale.

L’onorevole Valerio Zanone, nell’aprire i lavori, si è soffermato sulla legge delle guarentigie, approvata dal Parlamento il 13 maggio 1871, che risolveva una questione sospesa da secoli. "In un regime democratico – ha sottolineato – non c’è bisogno di concordati, che servono a garantire alcuni privilegi".

L’aspetto tecnico dell’evento è stato trattato dal generale dei bersaglieri Agostino Pedone. "Fu costituito – ha spiegato - un corpo di spedizione di 60 mila uomini ben armati ed equipaggiati. Il comando fu affidato a Raffaele Cadorna, scelto perché cattolico e praticante. Il messaggio doveva essere chiaro: si annetteva Roma, non la si conquistava. Il Papa poteva disporre di appena 9 mila uomini, per di più raccogliticci e delle più svariate nazionalità: l’esito era più che scontato".

L’avvocato Riccardo Scarpa si è soffermato sul profilo politico e ideale che vede Roma capitale quale ineludibile passo per compiere il Risorgimento e insieme per salvare il Risorgimento dalle forze centrifughe in atto fin dall’inizio dell’esperienza unitaria attraverso un simbolo che sovrasti senza discussione tutte le parti. "Occorreva unificare un territorio attraverso le infrastrutture e le vie di comunicazione e trasformare una città così vetusta come Roma in un centro moderno. Massimo D’Azeglio era molto contrario al trasferimento della capitale a Roma, che avrebbe potuto diffondere in tutta l’Italia la corruzione tipica del sistema romano".

La Questione romana è stata affrontata dal professor Daniele Arru, sotto il profilo del diritto pubblico ecclesiastico, per cui la nuova classe politica doveva fornire risposte giuridicamente adeguate sul piano interno ed internazionale senza isolare la giovane formazione statuale e senza mettere in crisi la coscienza religiosa della ricostruita Nazione. Arru ha fissato all’11 ottobre del 1860 la data di nascita della Questione romana, con il discorso pronunciato alla Camera dei Deputati da Cavour, che fece proprio l’ideale mazziniano di un’Italia unita con Roma per capitale.

L’intervento del professore Franco Tamassia ha avuto come argomento l’idea di Roma nel pensiero di Garibaldi. Il suo interesse si è rivolto a quella parte della base sociale italiana che aveva combattuto per l’unità e la libertà come condizioni imprescindibili per il sorgere di una Nuova Italia nel segno della romanità; coscienza politica di cui l’indiscusso e più autorevole interprete è proprio Garibaldi, determinato a "recuperare i principi fondamentali del diritto romano".

di Cinzia Dal Maso

03 ottobre 2012

 

 

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