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Un’analisi storica del Risorgimento in Molise di Silvana Galardi

"L’Italia s’è desta" anche nell’Alto Volturno

Negli anni cruciali del Risorgimento, il Molise ha saputo dare un importante contributo alla causa italiana e ha fornito incredibili prove di resistenza e coraggio. Gli eventi più significativi si verificarono tra l’ottobre e il novembre del 1860 nel territorio compreso tra le terre attraversate dal Volturno, le Mainarde e il Matese, zona di confine tra lo Stato Pontificio e il Regno delle Due Sicilie. In quei giorni carichi di avvenimenti le maggiori manifestazioni di eroismo si ebbero al Macerone, a Venafro e a Isernia.

Con "L’Italia s’è desta. Personaggi, fatti ed eventi risorgimentali nell’Alto Volturno" (Volturnia edizioni, 104 pagine con illustrazioni a colori e b/n, 20,00 euro), Silvana Galardi, molisana doc, traccia un quadro preciso e dettagliato di quei decisivi avvenimenti che gettano nuova luce su un meridione di cui si finiscono per ricordare quasi esclusivamente gli aspetti negativi, quali il brigantaggio e il divario con il nord. Per una migliore trattazione del quadro storico relativo alla tematica della battaglia del Volturno e al problema dell’unificazione nazionale, l’autrice inizia il suo libro con una rapida panoramica sullo scenario politico dell’Italia dell’epoca, per poi passare a esaminare il declino del regno di Francesco II, ormai abbandonato da tutte le potenze europee, "perché non volevano mettere a rischio i loro interessi e vedevano la sopravvivenza del Regno di Napoli come pura e semplice utopia". Il sovrano giunse al punto di scrivere segretamente a Garibaldi, offrendogli tutta la flotta e 50 mila uomini per la guerra all’Austria, purché gli lasciasse ciò che rimaneva del suo antico regno. L’eroe dei Due Mondi, infuriato e disgustato, rifiutò decisamente. "A Francesco II – scrive la Galardi – non restava che la strada del complotto, quello con la regina madre (sua matrigna) e con i reazionari. A dargli man forte in questo esecrato progetto contribuì non poco il potere religioso, che a Napoli tramava con più forza".

Ma finalmente era arrivata l’ora di Napoli, che il 7 settembre 1860 vide l’ingresso trionfale di Garibaldi, accolto come il liberatore da una folla in visibilio. Ma mentre la città era in festa, l’esercito borbonico si era attestato sul Volturno. Garibaldi partì per Palermo, lasciando all’ungherese Stefano Tűrr la guida delle truppe sul Volturno. Si susseguirono scontri più o meno importanti, fino ad arrivare all’epica battaglia del primo e del 2 ottobre. La Galardi ne lascia a Garibaldi la descrizione, per poi definirla "uno dei capitoli più belli della storia italiana risorgimentale. Il condottiero Garibaldi combatteva nelle nostre contrade in nome dell’idea dell’Italia unita che si realizzava e prendeva corpo sulle sponde del Volturno, sacro e sannitico fiume che, con le sue sinuosità e i suoi boschi lussureggianti, era ed è ristoro allo stanco pastorello e delizia all’occhio del visitatore inesperto".

E’ una scrittura densa di immagini e di sentimenti quella dell’autrice, che sa commuoversi e commuoverci nel ricordo di tante giovani vite spezzate in nome di un ideale."L’alto contributo di sangue versato – spiega – ci rende questa battaglia particolarmente cara... Essa era e sarà un fiore che non può appassire, ma che deve costituire una seria riflessione per le generazioni future".

La Galardi, però, sa mantenere la sua obiettività e non risparmia parole di condanna per la reazione di Isernia, che definisce "un delirio collettivo" di "una massa assetata di sangue. Isernia scriveva una delle pagine più fosche della sua storia, dal momento che si scontrarono sostenitori dei borboni contro sostenitori dell’annessione. Nulla fu risparmiato alla ferocia dei combattenti i cui bersagli preferiti erano giovani, donne e bambini".

Ancora una battaglia: è quella del Macerone, combattuta il 20 ottobre, che vide il maresciallo borbonico Scotti Douglas sconfitto dai piemontesi Cialdini-Della Rocca.

L’autrice non manca di descrivere i luoghi teatro dei vari avvenimenti, come la tenuta reale di Torcino e Mastrati, o alcuni tra i principali personaggi locali, quali Nicola Cimorelli, sindaco di Venafro dal luglio del 1860 all’aprile del 1861 o Tito Lucenteforte, arruolatosi nel 1860 nelle file della legione dei "Cacciatori del Vesuvio". In seguito strinse amicizia con il colonnello Pateras, di cui divenne fedele collaboratore.

Silvana Galardi, laureata in Pedagogia e Filosofia presso l’Università di Cassino, ha fondato nel 1994 l’associazione culturale "Circolo dell’Ottocento Nicola Cimorelli", di cui è presidente. Ricercatrice appassionata, da oltre un ventennio si dedica a studi storici sul Risorgimento locale.

di Cinzia Dal Maso

08 agosto 2012

 

 

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